[Paolo Barnard]

CON L’ANIMO IN PACE.

 

Quando Elias Canetti entrò nel suo caffè preferito di Zurigo, un tardo pomeriggio, si voltò a destra e in un tavolo vide seduti Thomas Mann e Hermann Broch che chiacchieravano. Vi si diresse d’istinto, ma non poté non notare che dalla parte opposta della sala, semivuota, sedeva, solo, Robert Musil, alla sua sesta tazza di caffè, e intento a scribacchiare qualcosa su un pezzo di carta. Robert Musil, l’autore dell’immenso “L’uomo senza qualità”, era letteralmente alla fame. In un bar, in pochi metri quadrati, sedevano dei colossi dell’umanità, oggi dimenticati dalle masse, e uno di loro era alla fame.

Alla prima della Nona di Ludwig Van Beethoven, il maestro ormai alla fine e sordo totalmente, sedeva in prima fila. Egli passò l’intera esecuzione della sua opera con la testa sprofondata fra le mani strette attorno alle tempie. Beethoven, non potendo udire assolutamente nulla, ripercorreva la sinfonia nella sua memoria. Ma lo fece con una microscopica differenza nei tempi rispetto all’esecuzione dell’orchestra. Era più lento. Al termine della sinfonia l’intero teatro esplose in una ovazione in piedi al limite del delirio. Beethoven invece rimase seduto per qualche secondo, ancora a testa china, per completare l’opera nella sua memoria. Poi si alzò, e capì. Si girò esterrefatto verso quella sala in tripudio, e quella fu la prima volta che Ludwig Van Beethoven fu visto sorridere. Poi per lungo tempo il mondo si dimenticò di lui, salvo poi, come è nell'isterismo degli ipocriti, ritrovarsi a migliaia al suo funerale.

Marcel Proust si presenta al suo editore con i fascicoli del suo “Alla ricerca del tempo perduto”. Poche settimane dopo riceve dall’editore una lettera dove si legge “E’ un’opera illeggibile, di nessun valore, rinunci a qualsiasi pretesa di pubblicarla”.

Oscar Wilde, l'uomo che scrisse fra decine di capolavori, la favola "Il Principe Felice", che è letteralmente impossibile da leggere senza versare lacrime di commozione, perché è uno dei più immensi inni alla compassione di tutta la storia della letteratura, morì a Parigi in una albergo fatiscente abbandonato da tutti. Al suo fianco solo André Gide.

Natalia Ginzburg dice di Pier Paolo Pasolini: “La qualità che Pasolini possedeva in larga misura non era l’umiltà, ma l’amore dell’umile”. Oggi ricordiamo Pasolini perché una star americana lo interpreta in un film. Se no, dov’è Pasolini nel popolo italiano? Dove?

Bè, direi che posso sparire da ovunque. Con l’animo in pace. PB