[Paolo Barnard]

INDIVIDUALISTA vs COOPERATIVISTA. DAI PICCIONI A NOI. LDLD

 

Dimentichiamoci di poter prendere una posizione netta a favore o contro l’individualismo e il suo opposto, il cooperativismo, in ambito sociale. Al massimo un osservatore attento può marginalmente propendere per l’uno o per l’altro ma senza immaginare di sancire una preminenza chiara.

Mi va di scrivere su questo perché sotto la cappa dell’Impero Americano l’individualismo ha da decenni assunto tinte fosche, mentre sotto la cappa del Regno ombra della Sinistra italiana, il cooperativismo si ammanta di superiorità (anche se tutto quello che in Italia inizia per coop puzza…). E in piena LDLD a me sta cosa sta stretta.

E’ utile, se non essenziale, risalire alle fondamenta genetiche dell’individualismo e del cooperativismo. Le specie animali, di cui noi abbiamo mantenuto vaste parti di DNA, dimostrano agli etologi una serie di chiari comportamenti individualisti. Il branco che sbrana la preda vede singoli individui in fase di feroce individualismo, infatti il pasto è consumato alternando morsi al cibo ad attacchi per respingere l’animale accanto, che pur appartiene alla stressa specie, e questo fra l’altro è facilmente osservabile solo tirando briciole ai piccioni. Ma poi allo stesso tempo gli etologi osservano comportamenti di tutela del branco, quindi in apparenza cooperativi, quando ad esempio scimmie o bufali o uccelli emettono segnali di pericolo che avvisano altri membri del branco dell’arrivo di un predatore. Di certo da quanto sopra ne deriviamo due osservazioni: l’uomo nasce come erede di specie dove l’individualismo è diffusissimo e spietato, ma esso poi si mischia a istanze cooperativistiche ben chiare. (qui solo alcuni sparsi esempi animali per non dilungarmi)

La nascita dei sistemi cooperativi umani risale a tempi evolutivamente recenti, circa 2 milioni di anni fa, e non sappiamo se ciò sia accaduto da un’evoluzione nell’ominide degli istinti cooperativi degli animali (quindi originati dal DNA), o attraverso un apprendimento ambientale per meglio sopravvivere (quindi non scritto nel DNA). Ergo, non sappiamo neppure dire quanto della capacità di cooperare degli esseri umani odierni sia in realtà dote genetica, e quanto invece sia appreso per necessità o addirittura per convinzioni etiche. Sospettiamo anche che l’umano si trascini nei geni l’individualismo descritto sopra in altre specie, ma anche qui vale lo stesso ragionamento: quanto individualismo moderno è eredità animale, e quanto è una struttura complessa derivata da necessità sociali o addirittura da convinzioni etiche?

E qui arriva la questione del giudizio: come districare, quando osserviamo le persone oggi, l’individualismo e il cooperativismo genetici - quindi non passibili di giudizio etico negativo o positivo – dall’individualismo e cooperativismo scaturiti da apprendimento sociale e/o propria coscienza - quindi certamente passibili di giudizio etico negativo o positivo? Non so se è chiaro: l’uomo che accumula ricchezza a scapito del bene comune, quanto agisce per impulso individualista del suo DNA di nascita (non colpevole) e quanto per un aberrante insegnamento dell’ambiente in cui ha vissuto o propria aberrante coscienza (colpevoli)? E caso contrario: l’uomo che invece tende al bene comune privandosi di privilegi, quanto agisce per impulso cooperativista del suo DNA di nascita (no merito) e quanto per un edificante insegnamento dell’ambiente in cui ha vissuto o propria virtuosa coscienza (meritevoli)?

Ma la cosa potrebbe essere anche più articolata: e se oltre al comando genetico e/o all’apprendimento/coscienza, l’individualismo o il cooperativismo fossero pesantemente condizionati dagli obblighi di legge e dai sensi di colpa imposti dalle religioni? Cioè: masse di cittadini che se ne sbatterebbero di tutto e tutti, ma sai, poi c’è la multa… poi mi arrestano... poi mi sento in colpa. E ancora: masse di cittadini che scelgono di cooperare convinti di averlo nel sangue, ma che in realtà lo fanno solo per via di questi timori inconsci.

Poi ancora: e se oltre al comando genetico e/o all’apprendimento/coscienza, e/o agli obblighi di legge e sensi di colpa, l’individualismo o il cooperativismo fossero pesantemente condizionati da tratti del carattere della persona? Tipo: nato stupido, arrogante, limitato, o vile, o incapace di pensare oltre all’elementare, o buonista e ingenuamente generoso, o facilmente manipolabile nel seguire un ‘comunismo’ falso? Qui entra in gioco la psicanalisi, e non si finisce più.

A questo punto districarsi nel giudizio su individualismo o cooperativismo diverrebbe praticamente impossibile, e credo che le cose stiano proprio così, in un bailamme di infinite combinazioni dei quattro elementi appena menzionati come generatori di individualismo o cooperativismo, elementi che riassumo: comando genetico; apprendimento sociale/coscienza; obblighi di legge/senso di colpa; carattere innato.

Sono convinto che se non si considerano queste premesse, si corre il rischio di parlare a vanvera dell’individualismo, di emettere giudizi errati e di formulare eventuali strategie pro-interesse comune che non funzionano.

Ma la vita sarebbe semplice se poi le cose non si complicassero sempre di più.

Chiediamoci: chi l’ha detto poi che l’individualismo abbia in genere una connotazione negativa, per cui debba essere oscurato come guida della società? Chi l’ha detto che il cooperativismo sia preferibile, che sempre offra maggior protezione alla comunità degli umani?

Posso pensare a un’infinita serie d’istanze in cui l’individualismo oggi funziona come una preziosa quanto drammatica difesa contro un male ben peggiore. Eccovelo: la massificazione del pensiero e dei costumi, l’esistenza commerciale e massmediatica, sempre del tutto funzionali agli interessi dei Poteri economici dell’1%, ma spacciati per progresso e interesse comune. Occorre veramente una persona densa d’individualismo di pensiero fin dalla nascita per sottrarsi a questo orrore sociale oggi, specialmente se pensiamo che il piccolo/a vengono sottoposti a quella che io definisco la ‘chemiospersonificazione’ fin dalle elementari e per tutti gli anni a venire in ogni ambiente. La mira è di renderci tutti svuotati di qualsiasi tratto contrasti con la massificazione spacciata per progresso comune, in particolar modo svuotati di ogni capacità di libero pensiero ribelle. Solo un’anima furiosamente individualista sa resistere a questa catastrofe. Ma se poi quell’anima furiosamente individualista ha anche tratti asociali, bè, qual è il male peggiore?

L’epistemologia in scienze politiche ci racconta di sistemi dove la ribellione individualista fu la salvezza. Non ci dimentichiamo che dall’Illuminismo in poi, al contrario di quanto si pensa, ogni singolo caposaldo delle Dichiarazioni a favore dei Diritti dell’uomo partì dalla constatazione dell’inalienabile diritto dell’individuo fin dalla nascita di ottenere autodeterminazione. Dell’individuo, si badi bene, non l’inalienabile diritto della comunità di ottenerla. Quando Rousseau scrisse che ogni sistema che avesse oppresso la libera creatività dell’individuo era da considerarsi illegittimo e da abbattere, egli pose in assoluto secondo piano tutta la questione dei presunti doveri di quell’individuo di cooperare e rinunciare a parti di sé per il bene comune. E per abbreviare, alcuni dei maggiori geni della Storia furono persone che di certo non si consideravano parte di alcuna comunità cooperativa, anzi, spesso la disprezzavano per le sue inevitabili accozzaglie di meschinità e oppressione del libero pensiero dialettico, e penso a Zola, Nietzsche, Oscar Wilde, Keynes, G.B. Shaw, e Orwell, ma tanti altri.

Là dove poi i sistemi aberranti di controllo delle masse attraverso menzogne di stampo cooperativistico spacciate per interesse comune (URSS Cina ecc.) raggiunsero la soglia dell’orrore storico, solo menti individualiste, persino auto-referenziali, seppero formare delle sacche di resistenza. Sacharov fu uno di questi: considerato in URSS un abietto individualista perché nel nome della sua personale coscienza egli si opponeva a quello che il Politburo di Mosca considerava il bene comune di tutti i sovietici: lo sviluppo degli arsenali atomici come deterrente contro gli USA (e forse non ebbero sempre torto).

Se poi consideriamo la storia sindacale nei maggiori Paesi avanzati, troviamo un’originaria ipotesi cooperativista che in meno d’un secolo si è trasformata in un orrendo inganno dei vertici sindacali di nuovo spacciato per interesse comune, in cui i Diritti sono stati di fatto svenduti al mercato delle vacche. Bè, qui un ritorno all’individualismo dei Diritti potrebbe essere la soluzione, cioè coltivare nell'individuo bambino l'indistruttibile convinzione di essere, per il solo fatto d'esser nato, detentore di diritti imprescindibili, come l'istruzione gratuita, il lavoro garantito, la tutela della salute gratuita, alloggi, previdenza, libera espressione ecc... e la dignità sempre, fin da bambino ripeto. Egli/ella non passerà più per i vergognosi dinosauri collettivi di cui sopra, ma pretenderà individualmente e inamovibile ulteriori caposaldi legali molto rafforzati rispetto a oggi, leggi cioè che siano centrate sui quei diritti inalienabili. Utopia certo, ma qui il cooperativismo dove ci ha portati? eh? ai 650 euro al mese flessibili a singhiozzo licenziabili mobbing disutilizzabili eliminabili e cimiterizzabili il prima possibile, thank you dice l'INPS... ecco dove.

E non ultimo, chiedo, vi può essere un giudizio morale negativo su un cittadino che dopo anni di tentativi pro-collettività, d’impegno sociale, di prezzi pagati sulla propria pelle per l’interesse comune, si ritrova tradito, abbandonato, ignorato dalla meschina viltà e apatia della massa della gente, e si rifugia quindi in un individualismo rabbioso?

Per essere brevi, sopra ho dato conto di alcune aberrazioni nel principio sbandierato di assoluta preminenza della comunità sull’individuo, e ce ne sarebbero molte altre. Ma al contempo i benefici del cooperativismo sono però altrettanto evidenti nella Storia, talmente tanto da essere persino banale citarli. Così come sono evidenti le derive perverse dell’individualismo, come ad esempio tutta la devastante corrente Neoliberista Thatcheriana dove fu sancito che ogni individuo è un’azienda e come tale deve comportarsi, per i suoi interessi, e si fottano gli interessi comuni; o come la corrente Liberista estrema fino al Tea Party americano, e alle follie psicotiche delle comunità evangeliche estremiste in USA, dove l’individuo si è letteralmente auto-dichiarato Stato, quindi si fa le proprie leggi e paga le tasse a se stesso, e spara a chiunque si avvicini alla sua casa. Poi c’è l’individualismo… di pollaio, ovvero i comportamenti beceri del cittadino che soddisfa per prima cosa il suo porco comodo, poi, bè, sempre fa il suo porco comodo a scapito di tutti gli altri, e qui entra in gioco un carattere immaturo e primitivo come detto sopra.

E allora, come ci dirigiamo in questo dibattito su individualismo o cooperativismo? Semplice, purtroppo tristemente semplice:

Dobbiamo sottometterci al volere della maggioranza che però si esprima di volta in volta su questi valori contrapposti, per ogni singola istanza che ci si presenta, in un’eterna lotta che non avrà mai fine, là dove una volta potremo dire che il cooperativismo ha il diritto di prevalere, ma pronti nel nome del libero pensiero a cambiar fronte quando l’individualismo della mente, degli atti o nelle leggi serva a difenderci da aberrazioni sociali di finto ‘comunismo’.

Ma una cosa è certa: rinunciamo a tentare di tranciare quadri in bianco e nero fra il ‘credo’ collettivo e quello individualista. Anche perché in realtà non sappiamo neppure cosa li determina in origine, fin dalla notte dei tempi.

A voi la palla in LDLD.