[Paolo Barnard]

MI HA CHIESTO: SCRIVI DEL MIO FREDDO.

Conosco il mio freddo dell’anima, non il tuo. Non ho, almeno per ora, la Sclerodermia.

Non conoscevo neppure il freddo dell’immenso medico morente di cancro, Sandro Bartoccioni, uno dei Clinici ammalati che portai nella puntata RAI Educational “Nemesi Medica. Come i medici ammalati rifarebbero la Sanità”, e nel libro Rizzoli “Dall’Altra Parte”. Eravamo, io, Sandro e altri, in un ristorante umbro a novembre col camino acceso, e Sandro aveva freddo. Era l’unico.

Non conosco il vostro freddo. Ma lo conoscerò, sai, tocca a tutti prima o poi, ma la cosa pietosa è che tutti s’inventano che non gli succederà. Gli succederà, a tutti.

Il mio freddo, amica, è la malattia mentale. Anch’essa, come il tuo freddo da Sclerodermia e fibrosi polmonare, viene da dentro.

Sai, ora sto pensando al freddo che hanno patito gli ebrei nelle baracche di Oswiecim (Auschwitz) vestiti di un pigiama e a dormire sul legno sotto a stracci. Era un gelo che veniva da fuori, dall’orrore umano, forse indefinibile davvero. Ma era peggio del tuo freddo?

Si trova una ragione nell’Apocalisse della crudeltà umana, credo, almeno è teoricamente possibile.

Non credo che si possa trovare una ragione nel gelo dell’Apocalisse che non sai da dove viene. Mi ha detto ieri un Clinico, e lo scrivo con la C maiuscola perché ha avuto tre tumori maligni… Lui, medico, ti sa, credimi… Mi ha detto: “Nessuno sa perché all’improvviso i polmoni diventano fibrosi. Né perché poi arriva il freddo della sclerodermia”.

Affrontare il freddo, o qualsiasi altra pena, e non sapere da dove viene e perché è venuta, credo sia sovrumano. Peggio di Oswiecim.

Oswiecim ci stravolge per i numeri delle vittime, e la crudeltà nazista.

Il freddo del corpo che ti aggredisce e non sai perché, è peggio. I numeri sono immensamente superiori, la malattia uccide all’infinito dei numeri e senza alcuna pietà. La domanda nella baracca di Oswiecim “Ma perché?”, forse ebbe tante risposte.

Nel tuo letto no, Roberta. Non ci sono.

Angelo Froglia, il pittore geniale che beffò l’intero mondo della cosiddetta ‘Arte’ con la beffa delle teste di Modigliani – che lui e i suoi amici scolpirono e gettarono in un canale per poi fingere di aver ritrovato reperti del grande artista, da tutti accreditati come veri – moriva di Aids a un metro da me. Lui cercava la risposta nei rituali funebri e nelle credenze etrusche. Non l’ebbe.

Non ti passerà un mezzo grado di freddo, donna, ma abbracciamoci. Non so più che scrivere.