[Paolo Barnard]

L’ERRORE FATALE DI CRISTO E TOLSTOJ. MA NON DELLA MORTE.

 

Mio padre, scrittore, critico letterario e musicale, antiquario, morto a 93 anni, usava dirmi “La Bibbia è il Dio della vendetta, il Vangelo è il Dio della compassione, dell’amore”. Vero.

Mio padre ebbe tre illuminazioni nella vita. Chopin, Cristo (non la Chiesa) e Tolstoj. Basterebbero questi tre per vedere Dio. Ascolti Chopin; immagini Cristo che salva la donna destinata alla lapidazione con una frase immortale, e poi la ama; e pensi all’immenso Tolstoj che muore fuggitivo su una panchina perché voleva donare tutto ai poveri. E vedi Dio. Ma pochissimi lo vedono.

Sotto a questo c’è una realtà orrenda. L’essere umano nasce bestia, e tale rimane nel 99,% dei casi, anche se ha l’auto, la professione, o se è acculturato. Immaginate poi gli altri, fra quelle che io chiamo ‘scimmie-cani’ attorno a noi, e i miliardi di sopravvissuti all’abietta vita della povertà nel Terzo Mondo, dove crudeltà e bestialità sono l’assoluta norma. Fatevi un viaggio dove sono stato io se sgranate gli occhi increduli a queste parole, ‘belle anime’.

Cristo e Tolstoj hanno parlato di compassione, hanno condannato gli ipocriti. Parlavano sostanzialmente a nessuno. Perché gli umani nascono incapaci di amare e di provare vera compassione, nascono ipocriti nel 99% dei casi. E sono immutabili, irriformabili, inamovibili.

Ecco perché esiste la Morte. Per far pulizia dall’olezzo. La Morte sa dove Cristo e Tolstoj sbagliarono.