[Alcune considerazioni su...]

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COME CAMBIAMO L’ORRORE IN MEGLIO

 

Premessa: questa è l’introduzione al libro Siria, Scatti e Parole di Alberto Gherardi e Alessandro Greco, Miraggi Edizioni.

Ma è quello che penso su come accade che la Storia cambi, per il meglio, cioè cosa dovremmo fare. E’ anche il risultato di una mia proposta fatta all’amico Noam Chomsky per stabilire un comitato di esperti internazionali che studiassero come effettivamente avviene il cambiamento, come cioè accade oggi (non 250 anni fa) che la civiltà avanza. L’idea era di identificare le chiavi del progresso umanitario, scientificamente, e di proporle nella loro forma più efficiente ai Movimenti per la giustizia e la pace. Noam non colse l’idea, non la capì, mi scrisse fiumi di parole su questo, eppure non riuscii a convincerlo. Forse perché in quel periodo attraversava un momento personale molto drammatico. Pazienza. Ecco la mia idea di come la Storia oggi può progredire.

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No, la Storia non esiste più. Neppure se uno la racconta. No, caro Terzani, non è come dici tu. In primo luogo perché le narrative, i racconti, della Storia che giungono al pubblico sono sempre resi irriconoscibili rispetto agli eventi originali. E questo annulla, disintegra, l’efficacia del raccontare la Storia, annulla la Storia stessa. Chiedetevi perché la vicenda, per innumerevoli capitoli raccontata, del conflitto israelo-palestinese non ha mai prodotto in ottant’anni un singolo minuto di vera pace o di giustizia. La risposta è appunto che la narrativa di quel conflitto, raccontata e ri-raccontata, è falsa, non ve n’è un segmento somigliante alla verità che sia mai giunto al grande pubblico occidentale. Tanto valeva che fosse rimasta del tutto sconosciuta, il risultato sarebbe stato approssimativamente identico per le vittime di quel conflitto.

In secondo luogo, fosse anche che la Storia ci giungesse veritiera, la reazione delle opinioni pubbliche – quelle che dovrebbero porre fine alle barbarie (Chomsky) – è ormai sempre più fiacca, sempre più apatica, sempre più ‘modaiola’. Chiedetevi: dove sono finite le miriadi di bandiere della pace che pendevano dai balconi nel 2003 alla notizia dell’invasione dell’Iraq? E dove i milioni di pacifisti che si riversarono nelle strade? Le guerre oggi divampano come allora, eppure… le bandiere non ci sono più, i milioni di dimostranti sono azzerati. Il fatto è, la verità è, che la macchina del Potere ha progressivamente addormentato l’Occidente, i suoi cittadini, li ha anestetizzati inoculandogli con scientifica progressione dosi sempre maggiori di orrore mediatico, fino a obnubilarli nell’indifferenza. Poi, il Potere ci ha avvolti nel sudario dell’Esistenza Commerciale e Finanziaria, da cui ormai nessuno di noi può più staccarsi. Non ne abbiamo il tempo. Il TEMPO. E’ questa la trappola.

Da una parte, quindi, siamo ormai indifferenti all’orrore in Tv; dall’altra siamo privi del tempo da dedicare a un’azione civica per fermare gli orrori del mondo. E per toglierci il tempo il Potere ha pensato alle ‘crisi’. Oh! Cosa vi è di meglio per distrarre milioni di persone dall’umanizzazione, dall’indignazione, dalla compassione, e quindi da un’effettiva ribellione ai crimini storici come le guerre, se non farli sentire in crisi. Crisi sociale, politica, e soprattutto economica. Facendoci vivere col fiato fetido dell’insicurezza sempre sul collo, costretti a lavorare come pazzi per appena sopravvivere nell’Esistenza Commerciale e Finanziaria, non abbiamo tempo per agire, ma non dico contro le guerre, neppure per agire contro la devastazione delle nostre democrazie e dei nostri diritti che furono acquisiti. Non abbiamo tempo per i nostri anziani, per i nostri stessi figli spesso. Ecco come siamo messi, noi che guardiamo i bambini che muoiono, soffrono, che vengono stuprati nell’anima nelle guerre in Siria, in Congo, o negli ‘sweat-shops’ in Vietnam, o persino nelle periferie delle nostre città.

Ma non mi fermo qui.

Se mi giro indietro a guardare la Storia vedo indiscutibilmente che l’orrore inflitto agli umani fu, in passato, immensamente superiore a quello di oggi. Vi sono ampie fette del pianeta dove le cose sono in effetti migliorate in modo prodigioso. La Piccola Fiammiferaia è spacciata per fiaba oggi, ma i netturbini della Londra vittoriana davvero raccoglievano piccoli cadaveri all’alba per le strade della città. Morti di stenti, con i lividi delle percosse dei genitori alcolizzati, per non dire di peggio e sinceramente vi risparmio quel peggio. Piccoli involucri inzuppati di sofferenza da farci urlare, poi morti nell’indifferenza da farci urlare. Parliamo di Londra, e non di un millennio fa. Leggete Fontamara di Ignazio Silone per capire l’abiezione in cui erano costretti a vivere quegli italiani solo 90 anni or sono. E potrei elencare esempi di questo tipo senza fine. Tutto ciò oggi non esiste più. E verrà il giorno, verrà, in cui la Siria ricorderà i suoi orrori odierni, e non solo odierni, tirando lo stesso sospiro di sollievo. Ma la domanda è: cosa porta l’uscita dalla barbarie allora? Non certo solo raccontare, denunciare la Storia. Non certo l’impegno dei cittadini. Allora cosa?

E’ una illusione. E funziona.

L’umanità produce di rado singoli individui illuminati. Produce di rado raggruppamenti di questi individui, ma sempre esigui rispetto alle grandi masse. La modernità ha poi prodotto i mezzi di comunicazione, dapprima primitivi, poi man mano massificati. Sono tre componenti, una, due, tre. Insieme, esse creano lungo lo svolgersi della Storia una illusione di maggior civiltà, che si diffonde, che viene creduta, e che alla fine davvero produce il progresso civile e umano. Mi spiego meglio.

Capita nella Storia che pochi uomini o donne producano, per innata repulsione della barbarie, idee dirompenti, umanizzanti, le quali stigmatizzano la barbarie come non più accettabile. Essi sono le guide, i pionieri. Qualcuno di voi si ricorda chi fu Cesare Beccaria? Poi accade che gruppi di altri umani aderiscano a quelle idee, che formino movimenti capaci di farsi sentire. Qualcuno ricorda l’Illuminismo, o il movimento fondato da William Beveridge lo scorso secolo? E più di recente l’ambientalismo, il femminismo, o le associazioni per i diritti umani? Ecco le prime due componenti all’opera. Ma si badi bene: stiamo parlando di sparute minoranze, microscopiche rispetto alle masse umane da una parte e agli apparati di potere dall’altra. A questo punto intervengono però i mezzi di comunicazione. Essi, a gradi sempre maggiori nella Storia, hanno raccolto le idee e posizioni di queste minoranze ‘illuminate’, le hanno amplificate permettendogli di raggiungere le opinioni pubbliche delle centinaia di milioni di cittadini. Ed è qui che scatta l’illusione di civiltà.

Accadono a questo punto due cose ben distinte. Al Potere – e mi riferisco all’era moderna, cioè non oltre gli scorsi due secoli – appare che vi sia una montante ondata di opinione pubblica che ha recepito la condanna della barbarie espressa dalle elite sopraccitate, amplificata dai media, e questo lo impensierisce. Dopo tutto, per quanto il Potere sappia manipolare quasi ogni aspetto del vivere, teme le perdite di consenso delle grandi masse, particolarmente in democrazia. Dall’altra parte, alle opinioni pubbliche appare che un dato standard di civiltà sia divenuto o stia divenendo pratica comune, perché amplificato dai media e sostenuto da quelle figure ‘illuminate’. Sono due illusioni, nulla più che illusioni di precaria fragilità, ma alla fine funzionano, e il Potere, con riluttanza, non oserà più ripudiare quegli standard di civiltà, anzi, vorrà mostrarsi garante di essi, timoroso delle opinioni pubbliche; mentre le grandi masse vi si adatteranno di conseguenza (non di rado anch’esse con riluttanza). Pensateci: tutti i grandi, epocali salti in avanti della civiltà moderna sono avvenuti così. Nati da illusioni di maggior civiltà date per acquisizioni concrete, credute e quindi applicate.

Ho detto che questo progresso dell’umanità fuori dalla barbarie, alimentato dalle tre componenti di cui dicevo e dall’illusione di civiltà, ha funzionato e funziona, è innegabile. Ma ho anche detto che è per sua natura estremamente fragile. In epoche recenti abbiamo avuto esempi tragici di come la civilizzazione dell’animale uomo possa essere riportata alla barbarie in un attimo: abbiamo assistito alla trasformazione dei civilissimi Balcani in un teatro di orrori infernali mentre milioni di europei della porta accanto rimanevano inerti. La Guerra al Terrorismo non solo ha distrutto l’intero impianto della legalità internazionale, ma ha abolito molti dei diritti civili già acquisiti in due Paesi avanzati, gli USA e la Gran Bretagna. La tortura su larga scala ha rialzato la sua orripilante testa in tutte la maggiori potenza democratiche alleate in quella sciagurata guerra. I diritti delle donne stanno rotolando all’indietro in questi ultimi anni, al punto che si torna a parlare di ‘Femminicidio’. Per non parlare della distruzione della democrazia stessa in Eurozona, dove interi Stati coi loro parlamenti sono oggi ridotti all’impotenza a fronte di una elite di immorali tecnocrati e di speculatori finanziari: la Grecia è stata risospinta al medioevo, con sofferenze umane inenarrabili. Tutto ciò va detto proprio a prova del fatto che l’uscita dalla barbarie è frutto solo di quella illusione, e di null’altro di più solido. Ma essa non muore, può accusare sconfitte, ma non muore. Perché quelle elite ‘illuminate’ nasceranno sempre, e la ricreeranno sempre. Parlo, ad esempio, degli autori di questo libro. Mi capite ora? Capite dove sto arrivando?

Questo volume e gli uomini e le donne che vi stanno dietro non salveranno i piccoli siriani dalla barbarie perché raccontano la loro storia, né perché di conseguenza le masse s’indigneranno e faranno qualcosa. No. Questo libro è precisamente una delle componenti della creazione dell’illusione di civiltà portatrice di vera civiltà e salvezza per milioni di sofferenti. Essa, assieme all’opera di altre sparute elite dotate di altrettanta compassione, finirà per contagiare sempre maggiori fette del nostro Pianeta, passo dopo passo, lungo la strada che arriverà anche a Damasco. A quei bambini. Ecco perché questo libro li salverà, forse non domani, ma li salverà.

E se voi che leggerete queste pagine, se voi che saprete tollerare quelle immagini, vi unirete ai creatori di civiltà che le hanno volute…

… bè, ciascuno scriva qui il suo seguito.

 

Paolo Barnard

 


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