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Un po’ meno anemici… (sulla cosiddetta ripresa economica)

 

Ovunque si parla di ripresa economica dell’Europa e di uscita dalla crisi. La realtà dei fatti è che i medici ci hanno detto che il paziente in coma è migliorato perché oggi è un po’ meno anemico di ieri, tutto qui. Sempre in coma è, sempre attaccato al respiratore, sempre insufficiente renale, sempre aspirato per liberare i polmoni, sempre con le piaghe da decubito, sempre del tutto incosciente… ma un po’ meno anemico oggi.

Queste sono le esatte proporzioni della cosa, quando si parla di ‘ripresa’ economica in Europa.

Sotto elenco i mali ancora del tutto irrisolti in sintesi:

- le disoccupazioni sono ancora a livello mostruoso in diversi Paesi chiave, come Italia, Spagna, Francia, per non parlare della Grecia. La disoccupazione nella zona euro rimane ai suoi massimi storici dalla creazione della moneta unica. Si consideri che la disoccupazione è il peggior male economico esistente, proprio in termini di miliardi di euro andati in fumo ogni giorno. Ancora nulla l’ha minimamente scalfita.

- la cosiddetta ripresa del settore manifatturiero, l’unica di cui si parla e strombazza con grida di “fine crisi!”, coinvolge una minuta parte dell’economia, e inoltre NON sta creando posti di lavoro. Al contrario, le aziende continuano a licenziare.

- le banche europee sono esposte a mutui cosiddetti ‘marci’ (impagabili) per almeno 1.000 miliardi di euro. Un buco visibile dalla Luna, che le rende banche cosiddette ‘zombie’, cioè banche che non possono più svolgere il loro compito primario, che è prestare all’economia. Le banche continueranno a non prestare a sufficienza, ahimè, e questo soffoca tutti i processi economici.

- le Austerità imposteci dall’Eurozona ci hanno aumentato le tasse e tagliato la spesa dei governi, ma questo ha soffocato l’economie, col risultato paradossale che i governi incassano meno tasse e devono spendere più soldi per pagare gli ammortizzatori sociali per le valanghe di disoccupati. Questo gli ha peggiorato i conti invece che migliorarli, Germania inclusa, e siccome le Austerità sono ancora il dogma sacro (vedi il nostro Visco), il peggioramento rimane garantito.

- la crescita economica, che è il vero parametro da guardare assieme al tasso di occupazione, rimane ferma, debole e anemica al meglio. L’Europa arranca a sperare in crescite dello 0,2-0,4%, con l’Italia del tutto ferma al palo.

- i consumi rimangono bassissimi, nonostante bassissima sia anche l’inflazione. Bassi consumi = aziende che falliscono. In Italia siamo al gruppo grande-distribuzione Leclerc che piazza megaposter con scritto “TUTTO SOTTOCOSTO”, fra un po’ ce la tirano dietro la roba. In Grecia il governo ha autorizzato i supermercati a mettere in vendita i prodotti scaduti perché la gente non si può permettere i prezzi di quelli freschi.

- gli investitori, dai quali per colpa dell’euro noi dipendiamo per vivere, sanno queste cose e infatti i nostri titoli di Stato si vendono ancora a tassi d’interesse (che loro decidono) inaccettabili (il tasso sano dovrebbe essere meno dell’1%, noi siamo quasi al 5% sui BTP), alla faccia dell’insignificante spread.

Ma siccome il manifatturiero ha guadagnato un punterello… allora tutti a parlare di ripresa e fine crisi. Sì, come no. Ci sono analisti che prevedono addirittura un nuovo crollo europeo, e in ogni caso se si continua a negare la gravità della distruzione economica e sociale che ci hanno inflitto le Austerità sarà impossibile uscirne, perché non sapremo adottare i rimedi adeguati. Va compreso, ad esempio, che quando si è talmente sciagurati da permettere alla disoccupazione giovanile di arrivare a uno sconvolgente 40%, il danno arrecato sarà per generazioni, non una cosa da qualche mese. Sarà un danno sistemico incancellabile per decenni. E così tutte le altre devastazioni del cosiddetto rigore dei conti. Quanto credete che ci vorrà a riparare le voragini lasciate da fallimenti aziendali nell’ordine di 150.000 all’anno?

Il paziente è sempre in coma, ma un po’ meno pallido, tutto qui.


 


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