[Alcune considerazioni su...]

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Piano Mosler per ricostruire l’Aquila, presentato al Ministero del Tesoro.

 

(Nota: il testo è quello originale di Warren Mosler, come fu consegnato al Prof. Massimo D’Antoni, capo della segreteria del vice-ministro Fassina al Ministero del Tesoro. Sotto nelle note le mie spiegazioni/chiarimenti)

L’Italia chiede ad alcune grandi corporations sia nazionali che internazionali (operanti in It.) di versare ora al governo anticipi di IVA pari ai 5 o 6 miliardi necessari per ricostruire l’Aquila, in cambio di crediti d’imposta governativi che gli annulleranno future tasse per somme identiche. Tali crediti d’imposta frutteranno però alle aziende tassi d’interesse pari a quelli che il governo paga oggi sui BTP 1). Questo permette al governo di incassare fondi senza aumentare il livello del debito odierno 2), il che è in linea con le attuali direttive UE che richiedono agli Stati di aumentare gli introiti fiscali per ridurre i deficit.

Inoltre, le politiche UE incoraggiano oggi l’espansione del credito del settore privato per finanziare i desiderati aumenti di domanda aggregata, piuttosto che simili espansioni nel settore pubblico, e questa proposta incoraggia precisamente ciò 3).

La mia proposta rende favorevole per le corporations il finanziamento degli anticipi di IVA di cui sopra 4), praticato con l’aiuto del settore bancario e di prestatori non bancari, sia nazionali che internazionali 5).

Warren Mosler 24/06/2013

1) Es. Benetton paga 1 miliardo di anticipi IVA al governo, e riceve dal governo un credito d’imposta di 1 miliardo che frutterà a Benetton lo stesso tasso d’interesse che il governo paga oggi a chi gli compra un BTP (circa il 5%). Ciò incoraggerà Benetton a tenere nel cassetto i crediti d’imposta il più a lungo possibile per accumulare interessi.

2) Questo accade perché anche se il governo sa che in futuro incasserà 1 miliardo in meno di tasse, esso conta sul fatto che grazie alla crescita economica prevista dalla UE fra qualche anno, quella somma figurerà come assai minore se non nulla. Come già detto, si prevede che le corporations, grazie al fatto che i crediti d’imposta gli fruttano interessi, li restituiranno fra parecchi anni, quando la crescita sarà stata sufficiente a renderli somme da poco.

3) Questa osservazione mira ad ottenere l’ok della Germania più di altri, che è sempre terrorizzata dalla (falsa) convinzione di essere chiamata in futuro a pagare per i debiti pubblici dei Paesi come il nostro. Qui si farebbe leva invece su crediti a privati.

4) Le corporations sfrutteranno gli odierni costi relativamente bassi del denaro per ottenere dalle banche le somme con cui anticipare l’IVA, e avranno in cambio di quell’indebitamento dei crediti d’imposta governativi che gli frutteranno interessi superiori a quelli che pagano alle banche per quel denaro. Es: Benetton chiede a banca X di anticipargli 1 miliardo per pagare 1 miliardo d'IVA anticipata al governo. Su quel miliardo Benetton paga un interesse del 4% alla banca, mentre però guadagna il 5% d’interessi su una cifra identica in crediti d’imposta ricevuti dal governo. Inoltre, il fatto che i crediti bancari emessi a favore di Benetton sono garantiti da quei crediti d’imposta statali, cioè da fondi sicuri, farà sì che le banche possano concedere alle corporations tali crediti a tassi sicuramente inferiori al tasso che esse incassano dallo Stato. 

5) Anche le banche profittano da questo schema: oggi esse ottengono denaro dalla BCE a tassi bassissimi, per cui prestare con un 4% d’interesse alle corporations gli fa gola.

 


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