[Alcune considerazioni su...]

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7. La Storia dell’Economia (che ti dà da mangiare) spiegata a Lollo del mio bar.

 

Premessa:

Lollo, capire chi sono gli uomini che hanno pensato l’economia del mondo ti permette di capire perché oggi hai un calo di fatturato, di reddito, devi licenziare, e soprattutto ti permette di agire per salvarti il sedere. Se no rimani un cittadino coglione che tutti possono prendere per il deretano. Ok Lollo? Dai, mettiti d’impegno.

 

Allora Lollo… dì la verità che ti senti fortunato, dai! Vuoi mettere l’economia con la Juventus? Spegni Sky e iniziamo, forza.

Vedi, adesso affrontiamo una quarantina d’anni, cioè il periodo delle due grandi guerre mondiali, dove le cose vanno in modo strano. Cioè: come sappiamo, siamo arrivati all’inizio del ‘900 con Marx che è ancora il gigante da abbattere, anche perché le sue idee stanno infiammando una marea di gente in Europa, e oltre. Di contro ci sono gli economisti Neoclassici che sono un po’ come un sottobosco, ma lavorano come pazzi per resistere al marxismo. Semplificando moltissimo, si potrebbe dire che l’inizio del XX secolo vede un’economia sociale/socialista attecchire alla velocità del lampo soprattutto fra il popolo e certi circoli intellettuali, contro un’economia minoritaria ed elitista, quella Neoclassica, che però è un’erbaccia maledetta che resiste e che inizia ad ottenere finanziamenti dalle classi alte.

Nel primo campo, quello pro-popolo, non ci si deve dimenticare l’Anarchismo, di cui nessuno parla più oggi, ma che allora fu un fenomeno notevole. I suoi pensatori furono Pierre Joseph Proudhon, o Michail Bakunin o Kaspar Schmidt. Sai Lollo, oggi quando si dice anarchia s’intende il caos, ma è robaccia. Gli anarchici di quel periodo erano intellettuali complessi e soprattutto accaniti fino al fanatismo. Pensa che il fenomeno del terrorismo alla Bin Laden per intenderci, fu proprio un’invenzione degli anarchici che condussero una campagna di attentati feroci in quegli anni, compresi attacchi kamikaze, e con la stessa motivazione degli islamici di oggi, cioè lo sdegno incontenibile per le ingiustizie sociali (allora era per il proletariato alla fame, oggi, per gli islamici, sono i decenni di imperialismo USA).

Un periodo strano anche perché le grandi guerre sono un motore economico immenso, e paradossalmente producono distruzione da una parte ma grande economia dall’altra. In guerra una nazione ha bisogno di una quantità di mezzi enorme e quindi impiega quasi tutti coloro che sono in età lavorativa per produrli, a spese dello Stato, arrivando spesso alla quasi piena occupazione. Poi ci sono le ricostruzioni, e anche lì girano tanti soldi. Ora, è chiaro che le elite di quegli anni ancora avevano in mano il 99% della ricchezza, ma paradossalmente furono proprio le economie di guerra che diedero una spinta economica anche alle classi degli sfigati, tale da renderli sempre più coscienti dei loro diritti. E qui arriva anche un signore di nome Lenin, il quale come economista fece un’operazione semplice: prese Marx, cioè le sue idee, e ci aggiunse lo Stato imperialista, quello tipo la Gran Bretagna delle colonie per intenderci o la Russia degli Zar, e concluse che lo Stato finisce sempre per stare dalla parte delle elite. Stato + elite hanno creato l’Imperialismo, disse Lenin, che per lui era la versione moderna del vecchio capitalismo di cui parlò Marx. Poi Lenin fu messo su un treno, non pagò il biglietto e lo scaricarono a Mosca, dove fece un gran casino….. Oh Lollo, dimmi chi altro al mondo ti ha spiegato la Rivoluzione di Ottobre in 21 parole, eh?

Ma torniamo qui da noi, perché in mezzo a tutti sti su e giù piuttosto drammatici dei primi 40 anni del XX secolo, ci sono un paio di cose da notare. La prima è che i fascismi europei ebbero tutti la caratteristica, dal punto di vista economico, di percorrere un doppio binario: da una parte una gran fanfara retorica a favore del popolo visto come un motore da nutrire, ma solo per scopi di ordine sociale soffocante e di braccia da portare in guerra. Questo portò a un marginale miglioramento delle condizioni di vita della piccola gente; dall’altra la realtà concreta era che la grande economia veniva sempre consegnata nella mani degli industriali Neomercantili e dei latifondisti, cioè gli eredi dei parassiti feudali. La seconda cosa da notare è il fenomeno della Iper-inflazione della Repubblica di Weimar, che va spiegato perché ancora oggi usano sta storia per fotterci, per spaventarci e per tappare la bocca a chi vorrebbe un intervento monetario dello Stato per creare ricchezza per i cittadini e aziende.

Adesso Lollo, sì, esatto, è proprio così come hai detto: l’immagine popolarizzata di Weimar è che lo Stato tedesco dopo la sconfitta della prima guerra mondiale si mise a stampare moneta così come si stampano francobolli, e questo portò a un’inflazione così catastrofica che la gente andava a comprare le sigarette con le cariole cariche di biglietti da 100 trilioni di gilioni di cosmilioni di marchi. Vera la seconda parte, ma totalmente falsa la prima. Il problema è che appena uno oggi dice in Tv “Serve più spesa dello Stato per rilanciare l’economia” salta su il Giannino di turno e si mette a strillare “Weimaaaaar!” e tutti si zittiscono. Così di fatto l’unico attore che potrebbe oggi salvarci da sta catastrofe dell’Eurozona, cioè proprio uno Stato con moneta sovrana che la spenda a sufficienza, viene eliminato dal dibattito per il falso terrore della Iper-inflazione di Weimar, e io e te e tutti lo pigliamo in quel posto.

Allora cosa accadde veramente durante la Repubblica tedesca di Weimar facendola semplice e chiara? La Germania aveva perso la prima guerra mondiale, e col famoso trattato di Versailles i vincitori decisero che doveva pagare i danni di guerra. Ok, giusto. Ma ciò che fu sbagliato fu che essi costrinsero Berlino a pagare troppo e troppo in fretta. E cosa fece il governo tedesco? Si mise disperatamente a produrre cose da esportare per guadagnare abbastanza (soprattutto oro) da ripagare quei debiti colossali. Poi accadde che Francia e Belgio si presero una delle regioni più produttive di tutta la Germania, la Ruhr.

Allora Lollo, tu che ora sei quasi laureato in economia, sai che l’inflazione viene soprattutto quando in un Paese ci sono troppi soldi in giro e troppi POCHI prodotti da comprare, ok? Abbiamo appena detto che la Germania era costretta ad esportare una montagna di prodotti per pagare i debiti; che la super produttiva Ruhr era stata presa dai vincitori. Cioè: in Germania i prodotti disponibili per il consumo interno diventarono sempre più scarsi. Ok. Tieni conto anche che il governo comunque si prendeva una parte di produzione, per il suo funzionamento. Risultato? Troppi prodotti furono risucchiati da questi fattori, e alla gente rimaneva poco da comprare. Il governo poi, per non esasperare i tedeschi già umiliati dalle riparazioni di guerra, non volle tagliare gli stipendi o tassare quanto era necessario per contenere l'inflazione, e quindi stampava marchi per questo motivo. Dunque, in Germania in quel periodo i prodotti scarseggiavano; la gente prendeva lo stipendio, e lo Stato pure, nel senso che si stampava i soldi per le sue necessità. Così fu che governo e gente di trovarono a competere l’uno contro l’altro per comprarsi toppi pochi prodotti disponibili, e fu inflazione, disastrosa. 

Come vedi Lollino mio, anzi, Lollone mio visto che sei 2 metri per 120 chili, la storia non fu così banale come la descrivono gli economisti falsari di moda oggi. Weimar e l’Iper-inflazione ci furono perché c’erano diverse e precise condizioni estreme e di proporzioni storiche, che è un po’ difficilino che si riproducano oggi in Italia, eh? Non ti sembra?

Fra l’altro, e qui introduco il prossimo capitolone di questa storia che ti piace tanto, ci fu un grandissimo economista inglese di quel tempo che aveva già previsto tutto per Weimar, e che disse prima di tutti che le impossibili riparazioni di guerra imposte alla Germania non solo avrebbero creato Iper-inflazione, ma anche altri effetti spiacevoli… cazzo, Hitler! Guarda che quel pittore fallito di Adolf Hitler non sarebbe mai giunto al potere se non ci fosse stata la catastrofe di Weimar. Comunque, quell’economista che l’aveva vista lunga era un certo John Maynard Keynes…

Come “ecchiccazzoè??” Lolloooooooooooo……


 


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