[Alcune considerazioni su...]

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Chi di voi uomini non amerebbe una donna che vi ama al punto da darvi la vita? Io ho amato Tich. Una di quelle.

Chicago, 1997. C’è un quartiere a Chicago che si chiama Inglewood. Il reporter del The Guardian inglese, Ed Vulliamy, scrisse allora che Inglewood era più pericoloso di Sarajevo. Le gang dei neri facevano, lì, più morti che in Bosnia. Io ci vado, sempre per provare a me stesso che so fare il giornalista.

Vi arrivo una mattina alle 4. Stanco, mi ficco in un motel schifoso. Letto ok, bagno… il wc è colmo di preservativi usati, ma al punto da formare una montagna sopra al sedile. Ok, non mi tolgo neppure i vestiti e cerco di dormire un po’. Nella camera di fianco due neri stanno scopando, colonna sonora come nei porno. Vaffanculo stronzi. Me ne vado, sono le 6 del mattino.

Cosa devo fare? Bé, filmare per Report di quella (carogna) Milena Gabanelli la vita delle gang del quartiere. Come faccio? Bé, mi faccio amico qualcuno che vive lì e mi faccio portare in giro. Verso le 6,30 vedo una ragazza nera con tuta blu da meccanico che cammina sola in un sottopasso. Mi avvicino con l’auto: “Cento dollari se mi porti in giro e mi fai vedere come si vive qui”. Deal, d’accordo. Non li guadagna in tre giorni 100 dollari.

Si chiama Tich. Guido con la mano sinistra e con la destra filmo con la Mini DV. Siamo in tempo per beccare gli ultimi spacciatori e le ultime gang prima che si corichino. Filmo sui muri decine di R.I.P., Rest in Peace, riposa in pace, scritto con le bombolette nei punti dove uno di qualche gang è stato ammazzato. Verso le 9 la lascio per il pomeriggio, appuntamento alle 17.

Nel frattempo esco dal Iglewood per intervistare la polizia locale, che lì non entra mai. Il capo del commissariato mi dice una cosa singolare: “Lei noti le grandi finestre sfondate al pian terreno dei palazzi diroccati. Lo sa cosa c’è lì dentro? Ci sono i cadaveri mummificati di sti delinquenti che si ammazzano fra di loro. Li buttano lì la notte.” Che bello. Un’assistente sociale che intervisto mi dice che a Inglewood, nei Condos, condomini a 11 piani, le madri fanno dormire i bambini nella vasche da bagno, perché se la notte le gang si sparano nei corridoi almeno la ghisa della vasche li protegge dai proiettili che bucano i muri di cartongesso. Mi dice anche che in quei Condos, dove le lavatrici sono in comune negli scantinati, i ragazzini scendono a fare il bucato con le Colt 45 perché se no li ammazzano per rubargli le Nike. Che bello.

Tich mi aspetta alle 17, altro giro, ma all’angolo di una strada mi dice di accelerare. Perché? Perché a quell’ora e in quella strada vivono e si svegliano i capi gang che per colazione salgono in cima ai Condos e sparano a chiunque passi per divertimento. Oh puttana Eva, ma perché non me l’hai detto prima Tich? Il servizio per Report mostra un Barnard che guida e dà tutto gas mentre filma, e che registra Tich che dice “this is scary”, questo mi fa paura.

Ok, fine. Usciamo da quel posto verso le 20. Grazie Tich, ti pago. Lei: “No, mi dai 200 dollari”. Io: “E dai, non fare la stronza, i patti erano 100”. Lei, sto faccino nero di vent’anni coi capelli a spazzola mi dice: “Io vivo qui, e devo obbedire alle regole. Le regole sono che io ti dovevo dire gira di qua, poi di là, farti passare davanti a un bar e lì grattarmi il naso come segnale. Poi dopo 10 minuti dirti ‘prendi quella strada’, e tu finivi in un vicolo cieco dove ti foravano il cervello per la telecamera, l’auto e le carte di credito. Ti buttavano in discarica. Non l’ho fatto, non me la sono sentita, ma ho violato le regole. Tu capisci che significa qui se lo vengono a sapere? Sono 200”.

Ricordo che fissavo la vetrina di un negozio di scarpe Nike. Il freddo non mi è sceso subito nello stomaco, quello è accaduto dopo. Le ho dato i 200 dollari e l’ho amata. Donna veramente donna, Dea dell’amore che mi ha salvato, mi ha dato tutto, la vita. Tich, sei nata col cuore e te lo sai tenuto, in un posto dove trentamila esseri umani l’hanno estirpato dai 13 anni in poi. Ti amo Tich, tu mi hai amato.

Questo ha senso raccontare adesso.

 

 


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