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ORA, CHE QUESTO SIA CHIARO A TUTTI.

 

Esiste un limite per me, per Warren Mosler, per Alain Parguez, per Mathew Forstater. E, credo di poter dire, per i miei collaboratori di ME-MMT.

E’ ora stato varcato. In Italia il mio lavoro e quello delle persone sopraccitate è da troppo tempo lambito dal guano della rete, da un popolo di esseri avvelenati, improvvisati, teppisti verbali, personaggi consumati dall’invidia, e soprattutto ignari di cosa sia la vita, il suo dramma, per cui dediti a sprecare la loro inutile esistenza nel creare miseria attorno a loro.

Abbiamo - noi che doniamo tutto noi stessi a una serietà di lavoro maniacale al servizio del Paese - dovuto passare mesi e mesi a lavarci le vesti dagli schizzi del guano delle Shirin Chehayed e soci, degli Alberto Bagnai e soci, dei Francesco Toscano e socio Magaldi, e ahimè di molti altri. Abbiamo dovuto distogliere quantità inaccettabili di energia perché ossessivamente richiamati dai lettori sulle flatulenze emessa da gente del genere e dai loro supporter. I quali oggi, a causa di quella sciagura che si chiama internet dei social networks, riescono a raggiungere anche i nostri collaboratori all’estero, e di nuovo ci tocca di intervenire a smacchiare dal guano anche le loro vesti. Basta.

Ora basta.

Il sistema della giustizia italiana, che conosco purtroppo sulla mia pelle, fatto in gran parte di giudici che sarebbero da ricoprire quotidianamente di sputi, fatto da avvocati che ti rubano un patrimonio per anni prima di mettersi poi d’accordo con la controparte, ci ha impedito di portare in giudizio quei figuri. Semplicemente non ne abbiamo i mezzi economici.

Devo dire che il peggio, e di gran lunga il peggiore fra quei miserabili è Alberto Bagnai, una vergogna vivente per l’accademia italiana, che solo per la violenza coprolalica che riversa sui lettori che osano menzionarmi andrebbe cacciato dall’università, se la sua università avesse un rettore degno di questo nome (gli scrissi su questo, mai rispose). Egli ha riversato una serie di giudizi e di epiteti sui suoi colleghi stranieri della ME-MMT da impedire alla mente umana di credere che costui sieda su una cattedra e non in una galera. Mi ha dileggiato con un fiele che puzza attraverso l'Adsl del pc. Il fatto stesso che questo individuo – di cui ignoravo l’esistenza e che mi ha cavalcato insultandomi dal nulla solo per arrivare alla notorietà - sia oggi una star del programma Ultima Parola di Gianluigi Paragone, veicolato dalla svergognata sponsorizzazione di quel Claudio Messora e di altri redattori come la Cazzaniga, mi ha indotto a recidere all’istante la mia presenza in quel programma. Io non posso permettere a Paolo Barnard, a Warren Mosler, ad Alain Parguez, a Mathew Forstater, e soprattutto alle migliaia di italiani che ci hanno sostenuti in imprese uniche in Europa, cioè a quel tesoro internazionale che è la ME-MMT, di essere risucchiati nello stesso contenitore di quell’incommentabile individuo e dei suoi fans in RAI. Ho quindi salutato Paragone, ringraziandolo per avermi ospitato, e ho cancellato tutte le mie prossime partecipazioni.

Per lo stesso motivo, cioè la tutela dell’immensa dedizione alla giustizia e alla serietà che è propria del mio lavoro (e oggi della nostra ME-MMT), io, vi ricordo, ho chiuso la porta in faccia a Casaleggio-Grillo quando mi vollero sul loro blog, a Radio 24, all’editore di Chiarelettere, ai vertici coi direttori RAI, a Milena Gabanelli di Report, a fior fiore di offerte politiche, e a molti altri.

Ora chiedo solo una cosa. Che il guano della rete, e soprattutto gli inqualificabili di cui sopra, si dimentichino di noi. Do ordine tassativo, se lo vorranno osservare, ai miei collaboratori di ignorare qualsiasi messaggio proveniente dal guano e dagli internettiani che vi sguazzano. Chi fra i miei collaboratori non condivide è libero di prendere un’altra strada.

Auspico, con poche speranza, di incrociare sulla nostra strada intellettuali ed economisti degni di questo nome e della drammatica serietà di ciò che abbiamo da fare, pur anche in totale dissenso con noi.

La ME-MMT potrà sopravvivere, e soprattutto aiutare milioni di persone in situazioni di disperato bisogno, solo se vivrà a un piano più alto, a cui noi e voi che ci avete sostenuti apparteniamo.

Paolo Barnard

 

 

 


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