[Alcune considerazioni su...]

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DUE COSE SUI MEDICI.

Ne so di Medicina, malattia, sofferenza, sia per vita vissuta che per professione. Per chi mi legge da poco, io ebbi anni fa quella che è l’idea più straordinaria della storia della Sanità moderna. Mi venne in mente che la massima rivoluzione in Medicina e Sanità sarebbe stata di farla gestire da grandi Clinici ammalati gravi, addirittura morenti. Era la perfetta sintesi fra scienza e sofferenza, perché il medico ha la scienza ma non conosce la sofferenza dell’ammalato, e quest’ultimo sa tutto della sofferenza ma non conosce la scienza e le strutture. Il grande Clinico ammalato grave e che ha sofferto tutto ciò che un tumore o una SLA ti porta, conosce entrambi. Può trarne lezioni che nessun altro mai conoscerà e così migliorare ospedali, medici e la vita dei sofferenti.

E non persi tempo, la storia è immensa ma ecco il riassunto: trovai un gruppo di grandi Clinici ammalati gravi, addirittura morenti, ci organizzammo, ne feci un documentario RAI-Educational chiamato Nemesi Medica con Giovanni Minoli, e un libro per Rizzoli Bur chiamato Dall’Altra Parte, con un Decalogo finale. E molto di più, un tour nazionale per ospedali e soprattutto proposi all’allora Ministro Sanità Livia Turco di creare la Commissione Ministeriale del Medici ammalati a Roma, per rivoluzionare la Sanità. SI FECE!! Poi cadde il suo governo e tutto si sfasciò, tutto. Una tragedia storica, se solo leggeste il Decalogo capireste cosa avevamo pensato, che prodigioso passo in avanti per tutti, Stato, medici e ammalati.

Ok, ora ai due messaggi sui medici che voglio portare qui.

Quante volte un medico dice al suo paziente “Stia tranquillo, faccia l’esame, ma stia tranquillo”. Quel paziente ha un sintomo non terribile, ma deve controllarsi e ha più di 50 anni. Specifico l’età perché a 32 anni con un sintomo non terribile in effetti si sta tranquilli, non dopo i 50, ma il medico dice “Stia tranquillo, faccia l’esame, ma stia tranquillo”. E la maggioranza delle persone si tranquillizza… perché non conosce la Medicina. Spiego: so per certo, e tutti i Clinici con cui ho lavorato lo confessano in segreto, che dietro a ogni sorta di sintomi ritenuti banali, medi, nulla di disastroso, dietro sempre può esserci una tragedia che emerge all’esame. Esempi? Mille, e non li faccio perché non sono sadico, vi terrorizzerei, ma fidatevi, la verità in Medicina è che dopo una certa età anche con sintomi da poco non si può MAI veramente dire “Stia tranquillo, faccia l’esame, ma stia tranquillo”.

Allora il discorso va sulla percentuale del rischio di un esito tragico con sintomo da poco. Quanto? 10%, 7%, 2%, 5%? “Stia tranquillo, faccia l’esame, ma stia tranquillo, lei ha il 93% di possibilità di non avere nulla. Ma quella colonscopia la facciamo eh? Stia tranquillo”. Ora, cari medici, fatemi dire questo. Perché, di fronte a quella persona che invece tranquillo non ci si mette per nulla, anzi, con un 7% di possibilità di uscire giovedì dalla sala endoscopica con un funerale in mano, una famiglia di affetti devastata, un futuro di pene, sensazione di morte, lui NON è tranquillo, voi lo stesso sbottate bonari “Ma su! Le ho detto di stare tranquillo, lei ha il 93% di possibilità di non avere nulla”. Tu medico ascolta adesso.

Tu abiti in quel condominio lì, e hai la macchina parcheggiata lungo il viale a 200 metri dal portone di casa. Io un giorno ti dico questo: “Sappi che ho sotterrato una mina antiuomo a frammentazione, di quelle che ti fanno secco o ti lasciano senza gambe, lungo i 200 metri che vanno dal portone del tuo palazzo alla tua macchina, e sei obbligato a camminare lì domattina. Tu non sai dov’è, se ci metti il piede sopra sei morto o amputato, sfigurato e reso un cadavere vivente. Hai il 7% di possibilità di beccarla la mina, domani. Ma…“Stai tranquillo, fai la camminata, e stai tranquillo! Hai il 93% di non beccarla, sù!”. Tu, medico, domattina come esci dal portone? Tranquillo? Manco morto, fai i 200 metri più orribili della tua vita, pensi alla tua famiglia, ai tuoi bambini, a chi ami, al dolore e alla devastazione se rimani senza gambe semi paralitico coi sacchetti per pipì e popò, odi a morte ogni cm di strada che farai e la notte prima non hai dormito. Ecco la verità. Così, esattamente così, è quando tu dici al tuo paziente col sintomo medio/banale…

Stia tranquillo, faccia l’esame, ma stia tranquillo, ha il 93%, su!” ma quella persona non si mette tranquillo affatto, e tu sbotti “Ma su! Le ho detto di stare tranquillo.” Medico, pensaci, non aggiungo altro.

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L’altra cosa riguarda il potere dell’umanità del medico. L’umanizzazione della Medicina è un tema sulla bocca di molti, ma poi sono solo parole. Non esiste una via di Stato e di legge per far sì che chi arriva a fare il medico in settori critici – dove si può scoprire di avere poco da vivere, o dove già si muore o dove si soffre da cani – sia davvero un medico UMANO PRIMA DI TUTTO. Oggi negli ospedali si va a fortuna, ma se capiti male è orrore liquido, ne so tantissimo di questo fidatevi, ero negli ospedali, non immaginate.

Mi riconnetto all’idea della Sanità diretta dai grandi Clinici ammalati gravi, addirittura morenti. Uno di loro era il Dr. Gianni Bonadonna, forse il maggior oncologo italiano degli ultimi 40 anni, ‘padre’ dell’Istituto Tumori di Milano, l’unico italiano ad avere un protocollo adottato in USA. Un ictus devastante lo aveva reso un rudere deformato in carrozzella e con dolori cronici da morfina. Ricoveri devastanti di mesi e mesi, umiliazioni fisiche, sapete. Non poteva quasi parlare, nel documentario Tv io e i tecnici dovemmo usare un software per unire le sue sillabe perché sembrasse udibile. Ma una cosa riuscì una volta a dire, Gianni Bonadonna, tutta di filato: UNA SANITA’ UMANA, UNA SANITA’ UMANA…

Io so che differenza fa, sulla mia pelle. E voglio solo dire questo. La malattia non la puoi eliminare, anche se la demenziale cultura in cui viviamo continua a pomparci in testa che si ‘guarisce’. Balle. La malattia c’è e uccide, e ucciderà, e si soffre tanto e per tanto tempo. Ma quando ci si trova con tutta la vita stravolta in letteralmente 20 minuti dopo una TAC, o dopo un esame del sangue, quando tutto ti crolla di colpo addosso e mai avresti immaginato che l’universo può imploderti dopo 45 anni, dopo 61 anni, dopo 73 anni e in 20 minuti di un esame, bè, lì essere circondato, visitato, diagnosticato, curato da medici veramente umani fa una differenza indescrivibile.

In quei momenti un medico umano, un missionario della cura, ti cambia tutto. Sì, rimane che la biopsia del pezzo operato ti dirà se vivi 8 mesi o 10 anni, ma nell’attesa e nell’esito finale i medici Umani che ti circondano sono più importanti dell’aria. Nelle cure sono più importanti dell'aria.

Io sono un uomo concreto. Nel Decalogo che scrissi io coi grandi Clinici ammalati gravi, addirittura morenti, c’era un punto dove si sanciva che gli specializzandi avrebbero dovuto essere a lungo esaminati da una commissione proprio di medici ammalati gravi, e se non risultavano idonei nella personalità, nell’anima stessa, a essere UMANI gli sarebbero state precluse per legge le mansioni almeno dei reparti dedicati a sentenziare la vita o la morte in un esito di 20 minuti, o dove esistono familiari accalcati nelle sale d’attesa stravolti dall’angoscia di una rianimazione post operatoria o di un coma, o quelli dove le cure sono vere agonie senza nessuna certezza.

Queste due cose ho da dirvi, medici.

 


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