[Alcune considerazioni su...]

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CERCANO DI STRONCARE BREXIT DAL DI DENTRO.

Ci sono segnali che ci indicano che due forze dall’interno della Gran Bretagna stanno tentando di stroncare Brexit.

Immaginate che la City di Londra, cioè il polo finanziario più potente del mondo, abbia sborsato milioni di sterline per corrompere a proprio esclusivo favore (e a totale sfavore del popolo Brexit) la Commissione Europea, proprio mentre questa stava preparando il più distruttivo attacco contro il voto democratico del Brexit.

Immaginate che il governatore della Banca d’Inghilterra, nientemeno, sia colluso in un conflitto d’interessi immenso coi nemici del Brexit, per cui sta applicando alla GB anti-Europa delle politiche che ne spaccheranno l’economia con certezza.

Sappiate che entrambe le cose sono vere. E la conclusione si avvicina molto a questa: stanno tentando di eviscerare Brexit DALL’INTERNO per renderlo uno scatolone vuoto, mandando in fumo di nuovo e per la sesta volta dal 2005 il volere democratico di un Paese Europeo.

Prima di raccontare la storia, credo sia bene pensare che la settima volta sarà quando, e se, l’Italia voterà ‘nel modo sbagliato’ al referendum costituzionale di Renzi. Già a La Gabbia di quel fesso epico di Paragone che mi ha ricacciato, spiegai come e cosa faranno nel nostro caso. Pazienza (anche perché gli italiani non meritano di sapere né capire un cazzo).

Cominciamo dalla City: uno studio incontestabile del Corporate Europe Observatory di Bruxelles, corroborato da fonti ufficiali della stessa Commissione Europea, ci racconta che il polo finanziario londinese già prima dello storico voto del 23 giugno era rabbiosamente aggrappato alla Commissione con percentuali a favore del 94% (sondaggio CityUk). Poi si viene a scoprire che da anni la City aveva schierato un esercito di 50 lobby a Bruxelles con un budget di 30-34 milioni di euro all’anno per corrompere i Regolamentatori bancari europei. Ma per ottenere cosa? Quella che in gergo si chiama la “fast track super deregulation of the banking sector”, cioè praticamente l’abolizione dei controlli sulle porcherie delle mega banche; e questo, oscenamente, dopo che milioni di famiglie inglesi avevano già patito sulla loro pelle le devastazioni dei Banksters liberi di fare l’inimmaginabile. Come accaduto anche da noi in UE.

Nei documenti ‘Brussellsleak’ del CEO si leggono i nomi dei colossi finanziari con sede nella City che hanno sborsato di più per portarsi a casa la libertà di divorare il pubblico e la Gran Bretagna ancora peggio che in passato, eccoli: Association for Financial Markets in Europe (€7milioni all’anno), Investment Association (€3 milioni), International Swaps and Derivatives Association (€2,7 milioni), CityUK (€2 milioni), British Bankers’ Association (€1,7 milioni). Poi di seguito HSBC, Barclays, Lloyds, and Standard Chartered, Goldman Sachs, Bank of America, Morgan Stanley.

Sono documentati ben 228 incontri di lobby fin dal minuto in cui l’ex Premier inglese David Cameron annunciò anni fa il referendum su Brexit.

Ok, rispondiamo subito alla vocina dell’ingenuo che dice “Ma forse c’era qualche vantaggio anche per l’inglese comune in tutto questo!”. Idiozie. Ormai l’olocausto della deregolamentazione bancaria, soprattutto in Europa, è talmente comprovato da essere più certo dell’esistenza della farina. La nostra cara UE, proprio a causa del via libera dato ai Banksters anche da quel caro Mario Monti prima di approdare in Italia a fare altri disastri, è oggi ridotta a un inferno: perdite di sovranità governative sui banchieri (le banche sono troppo grosse per non essere salvate coi tuoi soldi), deflazione, disoccupazione, collassi dell’economia reale a favore dell’economia degli speculatori, fregature spaziali ai danni di fessi spaziali che affidarono alle banche deregolamentate i propri risparmi, panico nei fondi pensione privati, e il continuo ricatto che se una big bank (Monte dei Paschi? Deutsche?) crolla si porta nella tomba il futuro di 2 generazioni e tutta l’Europa. La deregolamentazione bancaria, dove va fa solo due cose: arricchisce l'1% e fotte tutti gli altri, inglesi inclusi ovvio.

No, i fatti sopraccitati provano oltre ogni dubbio questo: la City di Londra – per suoi porci e micidiali interessi di deregolamentazione, e oggi a totale danno del popolo Brexit che ha bisogno di massimo sostegno – è collusa a suon di decine di milioni di lobbying con i poteri di Bruxelles che proprio ora tentano con una ferocia storica di distruggere il volere elettorale dell’unico popolo, i britannici appunto, che ha saputo dire BASTA all’economicidio dei padroni teutonici di questa orripilante UE. E un’altra cosa disgustosa della City è che rema contro il popolo e il Paese a cui deve tutto. Naturalmente il Parlamento inglese si è girato dall’altra parte, oppure non sa nulla di questo scandalo. Mah?!

Ed eccoci alla Banca d’Inghilterra. Come tutte le Banche Centrali, e specialmente in una nazione a moneta sovrana come la Gran Bretagna, la Banca d’Inghilterra guidata da Mark Carney è parte del governo inglese, dovrebbe essere imparziale e dovrebbe perseguire l’Interesse Pubblico. Invece, come già denunciai a La Gabbia di quel fesso epico di Paragone che mi ha ricacciato…. bla bla bla… si scopre che anche Carney, come Mario Draghi, siede in un club esclusivo spalla a spalla con i rappresentanti dei mega interessi finanziari PRIVATI nel mondo. Il club si chiama Group of 30 di Washington, D.C., dove confabulano gente come il Chairman di JPMorgan Chase International, il Chairman di DFC Associates, l’ex AD di Bayerisch Landesbank, il Vice Chairman di BlackRock, l’AD di Credit Suisse, il Chairman di UBS, e ribadisco, il Governatore della BCE Mario Draghi (e tanti altri bei figuri di Barracuda Land).

Eccoci col garante del Pubblico Interesse dell’economia inglese che fa riunioni a porte chiuse con colossi che nulla hanno a che fare con l’Interesse Pubblico dell’economia Brexit di oggi. Questo è scandaloso, infatti l’ Ombudsman della UE (una di quelle istituzioni di brave persone che però guarda caso non contano un cazzo in UE né hanno poteri di far nulla) aprì un’inchiesta per stabilire se “la presenza di Mario Draghi nel Group of 30 fosse incompatibile col suo mandato alla BCE”. E ovviamente questo si applica anche a Carney.

Ohhh! ma che coincidenza, dunque, che esista un’affinità praticamente totale fra l’ultimo pacchetto di gran misure in difesa dell’economia britannica annunciato da Mark Carney poco fa, e lo stesso pacchetto che Draghi ha già fatto piombare sulla UE con risultati da bombardamento di Dresda. Ma và? Ecco le assonanze: l’iniziativa della BCE chiamata CSPP per comprare titoli aziendali privati (marci) è diventata il CBPS di Carney; il devastante TLTRO di Draghi è oggi il TFS di Carney; Draghi tagli i tassi d’interesse e li spedisce a zero o addirittura in negativo e Carney annuncia un drastico taglio di tassi d’interesse. L’altro devastante QE di Draghi viene potenziato da super-Mario (potenziandone i danni) e Carney che fa? potenzia il QE della Banca d’Inghilterra. E siccome tutti noi in UE ed Eurozona abbiamo visto dov’è finita la nostra economia, anzi, dov’è precipitata da quando Draghi annunciò il suo ‘pacchetto di misure’, possiamo immaginare dove finirà l’economia di Brexit grazie alle fotocopie dal disastro BCE oggi volute da Mark Carney.

Ora una cosa è chiara. Se in quell’isola bastione ancora oggi di uno straccio di sovranità il Parlamento non si accorge di come la City e la Banca d’Inghilterra stanno letteralmente preparando la distruzione dell’economia inglese, allora ciao ciao Brexit. E noi possiamo bere la cicuta (che comunque dovremmo bere di default chiamandoci italians).

 

 

 


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