[Alcune considerazioni su...]

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LA CENTESIMA BALLA DI GRILLO, LA SALVEZZA DELLA PALESTINA E GLI EBREI USA.

Sono anni che ogni tanto impiego quei 7 minuti a controllare le gran sparate di Grillo e sono anni che in 7 minuti scopro che sono sempre grossolane distorsioni, balle in mala fede, boati gastrici. Ma non tutto il male vien per nuocere. Perché l’ultima puttanata del comico genovese ci dà modo di parlare di qualcosa di molto più importante: la salvezza della Palestina dall’Apartheid d’Israele e una sostanziale riduzione del terrorismo in Occiente. Tags: Divestment, Renewable Energy, US Jews, Terrorism, Netanyahu.

Allora, Beppe va sbraitando la gran news che i Rockefeller, nientemeno, stanno disinvestendo dal petrolio, e che oggi investono nelle energie rinnovabili. Urka! Acciderboli! che scoop! I Re storici dell’oro nero, proprio loro!, ora hanno schifo degli idrocarburi e vogliono diventare verdi. E tutti i M5S a sussurrare come i bambini di Povia: Ohhhhh!

Peccato che sia una cazzata. La dinastia Rockefeller, quella che dalla Standard Oil ha poi dato vita a colossi del petrolio come Exxon-Mobil, Conoco-Phillips, Chevron o BP, ha oggi ancora in mano qualcosa come 10 miliardi di dollari di patrimonio, e non sta disinvestendo un accidenti dal greggio. Chi ha fatto il grande annuncio di cui parla il Grillo sono due dei tre fondi di beneficienza dei Rockefeller,  NON il business Rockefeller. E sono i due fondi più ‘sfigati’ fra l’altro: il Rockefeller Brothers Fund e il Rockefeller Family Fund, che messi assieme fanno meno di un decimo della ricchezza di famiglia, e un quarto della terza beneficienza Rockefeller, quella che veramente conta, la Rockefeller Foundation, la quale ha detto pari pari che manco si sogna di disinvestire un centesimo dal petrolio. Ma non solo…

A spulciare i fatti si scopre che le due fondazioni ‘sfigate’, dopo il grandioso annuncio, non hanno poi fatto quasi nulla, disinvestendo meno dell’1% dal petrolio e investendo solo l’1% nelle rinnovabili, e per essere chiari stiamo parlando di disinvestimenti nell’ordine di poche decine di milioni di dollari in un business di oro nero che vale trilioni di dollari, hey, come dire che uno disinveste dalla Microsoft un euro e 30 centesimi. Hey Beppe e grilliscemi, i veri Rockefeller rimangono dentro al petrolio fino al collo e per miliardi di dollari attraverso i loro Trust nei Paradisi Fiscali e le partecipazioni intrecciate in Exxon, Conoco, BP, Chevron e altri colossi degli idrocarburi. Ok, fine della parte patetica della centesima balla genovese. Ora la cosa importante, a cui sta buffonata involontariamente ci porta.

Un movimento per disinvestire dal petrolio, tuttavia, esiste davvero, e come al solito dov’è nato? Ma nei campus americani, eh sì cari, mica alla Alma Mater di Bologna, o all’università di Teramo, o alla Sapienza. Tocca sempre ammetterlo, loro le cose le fanno, noi blateriamo. Ok, è nato là da un pugno di studentelli, ed ha fatto parecchia strada fino alla mega manifestazione dei 400.000 a New York nel settembre del 2014. Oggi quasi 800 istituzioni fra fondi di risparmio, Chiese varie, o fondazioni si sono uniti per disinvestire dal greggio e gas e per dare impeto alla richiesta di più energie rinnovabili. Contano per un bottino di 55 miliardi di dollari che potrebbero sparire dal business degli idrocarburi. Oddio, non è una cifra stratosferica siamo onesti, se pensiamo a quanto vale il giro mondiale di oro nero e gas, ma è un buon inizio. E questo dovrebbe far battere i cuori dei Palestinesi, eh sì. Ecco perché.

Israele opprime con metodi da Apartheid neo-nazista e crimini di guerra certificati da ogni singolo Organo di Giustizia Internazionale il popolo arabo di Palestina da quasi 70 anni, o da un secolo se pensiamo alla conquista Sionista precedente. E non è solo una questione di orrori disumani inflitti a civili arabi con la scusa del ‘terrorismo’ (che è solo reazione) miserrimo di Hamas. E’ anche una questione vitale per l’Occidente, visto che la ‘Tragedia Palestinese’ è al centro delle molte motivazioni di ogni singolo attacco ‘terrorista’ (di resistenza) islamico contro di noi dal 1982 a oggi, come ho documentato in migliaia di pagine, libri e documenti autorevoli. Ma Israele ha mano libera di massacrare arabi solo e solamente perché Washington gli dà sempre quello che al Pentagono chiamano “il semaforo verde”, cioè l’ok, e gli sborsa un oceano di armi. Ma gli USA fanno questo per un solo motivo: perché Israele è la più grande base militare americana nel mondo a guardia (con il lecchino schifoso Egitto – addio povera verità sul povero Regeni) del petrolio mediorientale. Ci siamo fin qui? E allora è lampante, come sostengo da millenni, che finché l’America necessiterà del petrolio arabo, Israele avrà sempre il “semaforo verde” per l’Apartheid in Palestina. Ma adesso le cose stanno cambiando, credetemi, in modo epocale. Perché tre fattori si sono presentati per la prima volta sullo scenario storico moderno:

1) La sopraccitata campagna per disinvestire nel petrolio che parte proprio da New York.

2) Un’inedita svolta nell’atteggiamento degli influentissimi ebrei americani verso Israele.

3) Il disgelo con l’Iran.

1) Cerco di essere breve, se no su questo ho da scrivere due libri. La campagna americana di Divestment e ricerca nelle energie rinnovabili ha il potenziale di alleggerire la dipendenza degli statunitensi dal petrolio, e se questo avviene, Israele perde di conseguenza la sua funzione di mastino USA a guardia del greggio, e di conseguenza perde man mano l’unica leva che può usare per ottenere da Washington armi, finanziamenti e “semafori verdi” alle atrocità contro i Palestinesi (che Tel Aviv gli infligge solo per completare il suo disegno Sionista di espansione nella Grande Israele e pulizia etnica degli arabi). E sarà solo e solamente allora che Israele vacillerà, perché con la perdita della sua importanza strategica per gli USA sarà costretta nell’arco di un giovedì pomeriggio a strisciare al tavolo della pace con la Palestina e ad accettare il consenso internazionale che c’è da 50 anni sulla Risoluzione ONU 242 (due Stati separati entro le frontiere pre guerra del 1967). Ergo, visto che ogni sforzo mondiale per arrivare alla pace nel conflitto israelo-plastinese è provatamente fallito, la sopraccitata strada, anche se lunga, è oggi l’unica speranza rimasta: US Divestment in oil, Palestinian freedom.

2) Eppure come io stesso ho documentato in un mio libro, a mettere i bastoni fra le ruote di ogni decisione del governo di Washington verso una soluzione del conflitto israelo-plastinese ci avevano sempre pensato le lobby ebraiche americane, potentissime, come AIPAC, B’nai B’rith, o Anti Defamation League ecc. Ma oggi osserviamo anche qui una svolta epocale. Eccola: gli ebrei americani, detta in soldoni, si sono rotti le palle con sto Israele “Stato psicopatico” (N.G. Finkelstein) che massacrando arabi da decenni porge appunto la scusa al ‘terrorismo’ (resistenza) islamico per reclutare kamikaze in tutto il mondo. Si sono rotti le palle anche colossi economici come Coca Cola, Procter & Gamble, Caterpillar, Philip Morris, Westinghouse, Hewlett-Packard, che si vedono sfumare contratti miliardari nel mondo musulmano per causa israeliana. Fra il 2014 e il 2015 la GBA Strategies americana ha condotto un sondaggio storico fra gli ebrei americani proprio concentrato sulla questione, ed ecco gli incredibili risultati:

Per prima cosa i due temi cui gli ebrei d’America tengono di più sono l’economia e il servizio sanitario, poi lo Stato Sociale e la sicurezza nazionale, con Israele che figura al… decimo posto su 14 priorità ebraiche americane, con solo l’8% degli ebrei americani che ne parla. Secondo, dall’85% al 72% degli ebrei USA sostiene i negoziati di pace in Palestina anche a costo di scontri diplomatici con le parti. Poi: l’80% è contrario all’espansione degli insediamenti illegali dei coloni israeliani nei territori palestinesi, e una netta maggioranza si scaglia contro il premier israeliano Netanyahu considerandolo nefasto per la sicurezza internazionale.

Sta accadendo l’incredibile. Credetemi, io ci ho vissuto negli USA e ho studiato la questione. Il fatto epocale è che oggi gli influentissimi ebrei d’America stanno ABBANDONANDO gli psicopatici governi sionisti israeliani, per cui anche una campagna statunitense di disinvestimento in petrolio mediorientale, con conseguente scadimento in importanza d’Israele (vedi punto 1) senza più tanta protezione militare americana, non scatenerebbe l’isteria dei Big ebraici d’America. Non per nulla Bernie Sanders proprio l’altro giorno nello Stato di New York, covo dell’elettorato ebraico più importante d’America, ha potuto per la prima volta nella storia delle elezioni USA rompere il tabù Israele e parlare chiaro della tragedia Palestinese. Fatto molto indicativo di quanto sopra. E ancora, la speranza per la fine del conflitto israelo-palestinese cresce.

3) Il disgelo Washington-Iran. Pochi sanno che gli ultimi studi geologici sullo stato delle riserve di petrolio e gas mondiali hanno dato un risultato scioccante. L’Iran, si scopre, possiede immensamente più idrocarburi di quanto si sapesse, al punto da poter da solo coprire, DA SOLO, un terzo del fabbisogno mondiale di energia. Ma anche i topi sanno che dal 1979 l’Iran è l’arci nemico degli USA, per cui di nuovo Israele come base militare americana coi missili puntati su Teheran era di capitale importanza. E non solo per la questione oro nero, ma anche per la famigerata storia dell’ipotizzata prossima bomba atomica degli Ayatollah. Ora l’accordo sul nucleare con l’Iran sta sgonfiando anche questa decennale bolla di tensioni, e di nuovo… “Israele, caro amico, ci servi sempre di meno”, sussurrano gli strateghi del Pentagono al Presidente Obama. Un Iran moderatamente ‘vicino’ agli USA, e la tanto agognata apertura alle multinazionali occidentali alla piena operatività sui pozzi e gas iraniani, che oggi sappiamo appunto essere immensi, solleverebbe Washington dalla sua mefitica e rivoltante interdipendenza da quei porci dei Sauditi et Emiri del Golfo, che non solo perderebbero armi USA come Israele, ma che senza più tanta protezione americana potrebbero essere finalmente perseguiti dalla legge internazionale per il loro appoggio vergognoso, ma sottaciuto con imbarazzo da noi, a gruppi come ISIS e Al Qaeda. E di nuovo: con un bel ‘bye-bye’ da parte della Casa Bianca ai tre fantocci psicopatici Israele, Sauditi-Emiri ed Egitto, o anche solo un parziale ‘bye-bye’, le speranze Palestinesi di un accordo finale per due Stati in sicurezza schizzerebbero al cielo.

Qui non si giocherebbe la carta del disinvestimento americano dal petrolio, visto che Washington si fionderebbe su quello iraniano, ma il risultato è il medesimo, cioè appunto una ridottissima interdipendenza degli Stati Uniti da Israele, Sauditi-Emiri ed Egitto che di conseguenza indebolirebbe Tel Aviv al punto da costringerli alla pace coi Palestinesi lungo i dettami del consenso internazionale: la Risoluzione ONU 242. E se l’America si toglie militarmente da quelle zone bollenti, dopo una pace in Palestina, state certi che la motivazione per il ‘terrorismo’ (resistenza) islamico contro noi occidentali si sgonfierebbe del 90%. Statene certi.

Bè, grazie Beppe, a volte le tue puttanate offrono spunti fondamentali, anche se non certo intenzionalmente. Abbracci a tutti, e ripeto: non divulgate agli italiani i miei scritti.

 


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