[Alcune considerazioni su...]

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DOVRESTE PREOCCUPARVI A MORTE DEGLI PSICHIATRI, PSICOLOGI, PSICOTERAPEUTI. VERO POTERE. LDLD.

 

Mise la testa della madre nel forno. E poi se la mangiò. Voleva affetto”…

Lo so, è da almeno un secolo che fu scoperto come diversi pilastri della nostra vita sociale – famiglia, scuola, lavoro, Medicina, ordinamenti giuridici, consumismo – creano in milioni d'individui nevrosi, alienazione mentale, addirittura pazzia, col funesto strascico di conseguenze che abbiamo davanti. Ma non credo che sia mai stato posto l’accento con sufficiente enfasi, sull’INTENZIONALITA’ di questo disastro. E’ aneddotica giornaliera sentir dire, o dirci, “Siamo tutti pazzi, la gente è fuori di testa”, ma abbiamo mai contemplato che il Vero Potere abbia affiancato al suo progetto Neofeudale di distruzione di sovranità statali, parlamentari, costituzionali, economiche, anche un progetto di demolizione sistematica della nostra salute mentale?

Impossibile negare che i ritmi di vita cui siamo sottoposti, che il bombardamento mediatico e commerciale, che l’apocalittica azione a mitraglia della finanza, che i sistemi educativi, ci rendano la vita una miseria di isterismi, violenze psicologiche casalinghe e sul lavoro, deragliamenti di massa verso usi e costumi demenziali. Perfetto, no? Poiché, cosa c’è di meglio per ridurre miliardi di esseri umani all’obnubilata obbedienza di una nuova Servitù della Gleba che togliergli ogni sovranità e renderli orde di folli dispersi nelle più intrattabili nebbie nevrotiche?

Ci siete dentro tutti cari. E i vostri bambini saranno ridotti infinitamente peggio di voi. Ma se mai uno o due di voi (sempre esigue minoranze ovvio) decidesse un giorno di gridare BASTA! AIUTO! CERCO AIUTO! VOGLIO RITORVARE LA SANITA’ MENTALE! BASTAAAAAAAAA!!!... bè se mai vi capitasse questo a chi vi rivolgete oggi?

Guardate che i cervelli geniali di coloro che potevano salvarci, sono stati tutti, TUTTI, sterminati, sepolti, Auschwitzizzati… letteralmente. La psichiatria, la psicologia, la psicoterapia oggi sono scatoloni zeppi di mediocri servi del pensiero unico, ignoranti servi di scuole ferocemente vagliate affinché NON CI LIBERINO TROPPO, esattamente come sono gli economisti di cui tanto ho trattato parlando di Vero Potere. E così, come piuttosto che chiedere a un Giavazzi la ricetta per la salvezza del mio reddito e della mia famiglia preferisco seppellire me e famiglia sotto a un Eurostar in corsa… piuttosto che rivolgermi a uno psichiatra, psicologo, psicoterapeuta oggi per salvare la mia mente torturata preferisco il medesimo Eurostar.

Dove sono psichiatri e psicologi come David Cooper? Garry Prouty? Milton Erickson? Carl Rogers?

David Cooper, io posso affidare la mia mente a lui, che alla fine degli anni ’60 pronunciò la sua immensa perizia psichiatrica in un tribunale inglese su un ragazzo che aveva mozzato la testa alla madre, l’aveva cotta in forno e l’aveva mangiata. Gli bastò leggere la miserabile esistenza di quel bimbo divenuto adolescente a fianco di una gelida madre anaffettiva, per comprendere l’abisso di dolore che aveva mandato il cervello di quel poverino in pezzi. E davanti al giudice lo psichiatra David Cooper disse: “Quel ragazzo voleva l’affetto della madre, e nell’orrore della crescita a fianco di quella mostruosa donna non trovò altro modo per avere finalmente la sua mamma che mangiarsela”. Immenso, pensate bene prima di sentenziare. Immaginate una posizione simile oggi, ma dove? chi? La mente di Cooper è una specie estinta. Estinta.

Milton Erickson era inchiodato a una carrozzina dalla poliomielite, è difficile riuscire a respirare mentre si legge la storia della sua vita. Figlio di un contadino, rimasto paralizzato e considerato morto a 16 anni, torturato da dolori fisici continui. Si rifugiò nella sua mente che ipnotizzò anno dopo anno per scavalcare i soffocanti muri in cui lo avevano rinchiuso, letteralmente la ipnotizzò, e divenne psichiatra demolendo ostacoli immani. Una volta gli si presentò in studio un paziente affetto da paranoia gravissima, uno di quelli che vivono convinti che i poteri maligni gli hanno impiantato un microchip nel cervello, che gli alieni lo stanno spiando per rapirlo, che il cane del vicino è un robot che registra tutto ciò che lui dice in casa. Ebbene, sto tizio si presenta nello studio dello psichiatra Milton Erickson che se ne sta sulla sua carrozzella, e la prima cosa che dice è “Dottore! Non posso dirle nulla, lei ha le microspie nascoste dappertutto qui!”. E che fa Erickson? Lo guarda e grida “Cazzo, merda, troviamole!”, e l’intera seduta si svolge coi due che disfano l’intero studio ribaltando divano, sedie, scrivania, ogni singolo libro, rovistando dietro i quadri, tirando giù le tende, addirittura staccando il lampadario dal soffitto. Così Milton Erickson ‘agganciò’ un paziente che nessun altro psichiatra era mai riuscito neppure a tenere per più di un quarto d’ora, e dopo pochi anni lo guarì.

Carl Rogers faceva lo psicanalista a New York in un consultorio per adolescenti disfunzionali, drogati ecc. Ebbe in cura un giovane disastroso e che era un inferno in famiglia. Dopo qualche mese Rogers chiamò a colloquio la madre di quel poverino, e le disse “Signora, io non posso più fare nulla per suo figlio. Mi arrendo”. La donna si alzò tremante dalla disperazione e si avviò in silenzio verso la porta. Ma quando fu lì, si girò e sussurrò “Dottore posso parlarle per qualche minuto?”. Rogers era imbarazzato ma come poteva rifiutare quella disperata, e la fece accomodare. La donna scoppiò in un pianto irrefrenabile e per un’ora raccontò a Rogers la pena della sua vita, ma non per il figlio, no, ella pianse la sua disastrata infanzia, lo squallido e gelido matrimonio con un bifolco, la sua vita da casalinga reclusa nella periferia di una città disumana. Carl Rogers ascoltò senza dire una parola, ma col cuore a pezzi. Alla fine la donna gli chiese se di tanto in tanto poteva tornare a parlargli. Lui solamente disse “Ma certo”. Passarono solo undici mesi di colloqui, e sempre si ripeteva la stessa cosa. Lo psicanalista Rogers accoglieva con tutta la sua comprensione le disperate lacrime di quella poveraccia, senza mai giudicarla. Poi un giorno la donna lo scioccò: “Dottore, oggi mio figlio mi ha detto che vuole tornare a scuola. Per la prima volta ha cenato con me ed è andato a letto presto. Mi ha anche toccato una mano…”.

Per Carl Rogers fu tutt’uno capire, e agire. Capì che tutti i marchingegni della celebrata psicanalisi erano carta straccia, buttò all’aria la sua professione, e passò il resto della vita a riscrivere interamente le regole del rapporto con i sofferenti della psiche. Scoperchiò un universo. L’accettazione incondizionata della pena di quella madre era la strada per curare il figlio, e il figlio fu curato. Scardinò ogni sacra regola delle cure mentali, e io personalmente gli devo tanto.

La paziente cronicizzata in una schizofrenia catatonica dentro una stanza di manicomio, nella periferia di Chicago, non parlava da 52 anni esatti, fissava un muro, i suoi occhi non si muovevano neppure se uno le accendeva una lampadina in faccia. Catatonica. Era stata internata a 29 anni, bombardata di farmaci, data per persa, gettata la chiave, come si usa dire. Fino al giorno in cui lo psichiatra ritratto qui sopra con la moglie, il Dott. Garry Prouty, chiese alla direzione dell’Istituto se poteva passare con l’anziana un paio di ore ogni giorno, tutti i giorni. A far che? gli fu chiesto. Lui: Pre-Terapia. I colleghi non capirono, ma tanto quella era un cadavere irrecuperabile, ok, faccia pure Dott. Prouty. E fu così che per mesi e mesi gli infermieri che passavano davanti allo spioncino della porta dove l’anziana era rinchiusa, vedevano sto gigante d’uomo che le stava seduto davanti e faceva solo strane facce, o qualche gesto con la mano, o sussurrava parole incomprensibili, ma filmava tutto. Centinaia di ore così, mese dopo mese, e alla fine nessuno li considerò più… tanto avevano gettato la chiave. Ed era una mattina di ottobre, mi raccontò Garry Prouty negli anni in cui lavorammo assieme, quando di colpo la donna sollevò il suo braccio destro raggrinzito, e con amorevolezza passò la sua mano fra i candidi capelli di Garry. Poi lo guardò per la prima volta, e chiese “C’è il sole fuori? Sono tanti anni che non lo vedo”. Avevano buttato via la chiave. Vi rendete conto?

Garry Prouty era un genio. Aveva capito ciò che nessun psichiatra al mondo aveva mai pensato, e cioè che prima di tentare psicoterapie con ammalati mentali gravissimi, bisognava riportarli a un CONTATTO PSICOLOGICO col mondo, cosa che i cosiddetti pazzi catatonici non hanno più. Prouty sviluppò infatti la Pre-Terapia, cioè una tecnica stupefacente per riportare esseri dati per morti cerebrali a contatto con se stessi e con l’ambiente, quindi a contatto - cioè in grado di recepire - anche con l’eventuale psicoterapia che solo a quel punto avrebbe avuto un senso. Garry Prouty documentò filmandoli centinaia di casi di pazienti consegnati al buio eterno dalla psichiatria ufficiale e che invece con la sua tecnica tornarono a vivere. E’ da rabbrividire il solo pensiero della sofferenza che milioni di questi ammalati vivono per decenni nelle Istituzioni psichiatriche moderne dove regna unicamente la brutalizzazione di terapie farmacologiche devastanti, ma dove la Pre-Terapia potrebbe invece portare luce e la fine di tanta agonia.

Fu a un congresso nazionale della American Psychiatric Association che Garry s’immolò nella sua lotta per salvare questi ammalati dagli inferni psichiatrici. Sua moglie, Jill, mi raccontò con ancora sconcerto nella voce il momento in cui Garry Prouty prese la parola di fronte al Gotha della sua professione in America, e disse: “Voi curate i pazienti a Dachau”. Il genio di un medico dal cuore grande più di lui fu condannato a morte in quel momento. E ancora a Dachau oggi curano quelli di noi la cui mente non ci sta e si spegne di fronte alla devastazione umana voluta dalle strutture familiari, lavorative, scolastiche, commerciali, economiche e sociali che il Vero Potere gongola nel mantenere. Bene che vada, se non a Dachau, ci indirizzano a blandi professionisti che operano, come dissi all’inizio, entro limiti ferocemente imposti affinché guai mai! si eviti che il ‘paziente’ sfidi troppo il Sistema. No LDLD, mai!

Garry è morto pochi anni fa. Non potei neppure salutarlo, morì in silenzio con la sua Jill.

Preoccupatevi. I vostri bambini a che porte busseranno dopo la cancellazione dalla memoria del mondo dei geni e dei cuori che salvano, in LDLD?


 


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