[Alcune considerazioni su...]

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4. LE FAVOLE DI BARNARD PER I BAMBINI DEI LETTORI.

 

Bambini! Questa storia è strana. Ma sentite.

C’era una volta Pina la biciclettina. Pina stava appesa per la ruota davanti in un bel negozio di biciclette, e un giorno un papà la comprò per regalarla al suo bimbo di 6 anni. Ma, ma, bimbi, dovete sapere una cosa incredibile! Pina la biciclettina era nata senza… equilibrio. Poverina, non riusciva a stare dritta, mai.

Così fu che il bambino che la ricevette in dono continuava a cadere a destra e a sinistra, e si sbucciava le ginocchia. “Papà!!” protestava il bambino, “questa biciclettina è maledetta! Casco sempre”. Il padre non poteva credere a quella cosa, e disse a suo figlio con toni severi “Sei tu che non sei capace! Non inventarti scuse! Ora ti faccio vedere che papà non cade affatto”. E il padre salì su Pina la biciclettina con baldanza, ma…. dopo 10 metri di strada cadde anche lui. Accidenti! pensò, c’è qualcosa che non va in questa biciclettina. Maledizione, ne comprerò un’altra per mio figlio. Questa la butto in cantina.

E così fu. Pina la biciclettina finì chiusa in una cantina, gettata lì come se fosse spazzatura. E pensò: “Che vergogna che sono. Sono una bicicletta che non sa neppure stare dritta, che perde sempre l’equilibrio. Mi merito di finire in una cantina buia!”. E pianse quella notte.

Le cantine, pensava Pina la biciclettina, erano umide, silenziose, buie, tristi. Pina la biciclettina era abbandonata là senza speranza, senza luce, senza amici. Era così triste. Quella notte tentò per l’ultima volta di reggersi dritta senza perdere l’equilibrio, ma no, cadde rovinosamente facendo un gran rumore.

Ora, bambini attenti a cosa accadde. Un rumore così in una cantina di notte non si era mai sentito. La cantina si chiamava Lina, Lina la cantina. Si svegliò. I lucchetti che chiudevano le porte delle singole cantinette si chiamavano Gigetti, Gigetti i lucchetti, e si svegliarono anche loro con quel rumore. Cosa succedeva? Gigetti i lucchetti si aprirono, loro sapevano come aprirsi anche senza chiavi, spalancando le porte delle tante cantinette. E sentite cosa accadde…

Nella notte, Orto l’airone storto, uscì zoppicando per vedere chi aveva fatto quel rumore. Orto era un airone giocattolo che aveva però una sola zampa, e quindi cadeva sempre a destra e a sinistra. Anche lui era stato gettato in cantina. Poi fu la volta di Trucciolo il cucciolo a venir fuori, lui era un pupazzo di cane, di quelli con le pile e che dovrebbero scodinzolare e fare Bau Bau, ma lui poverino faceva solo miao miao, era proprio sbagliato anche lui, e anche lui era finito in cantina. Da una porta sbucò Borsa, la macchinina da corsa, che però aveva paura di andare forte, e frenava sempre ogni volta che i bambini la volevano far correre. E i bambini infatti dissero “Che borsa sta macchinina!” e la gettarono in cantina.

Insomma, tante cose difettose gettate via sbucarono nella notte e andarono verso la cantinetta dove c’era Pina la biciclettina. La trovarono per terra, che piangeva, sola e triste. E le dissero: “Hey! Non piangere, anche noi siamo fatti storti, anche noi siamo buttati in cantina, ma ogni notte Lina la cantina e Gigetti i lucchetti ci permettono di riunirci per consolarci e per far festa. Dai! Vieni con noi! Sorridi!”.

Pina la biciclettina non poteva credere alle sue orecchie. Ma allora non era sola! Allora ci sono altre strane cose, fatte un po’ storte, che però si vogliono bene e si fanno compagnia. Evviva!!!!! sentì dentro di sé Pina la biciclettina, non era più sola! E cadendo di qui e di là andò dai suoi nuovi amici. Immaginate che festa! Trucciolo il cucciolo che faceva le fusa e miao miao, non vi dico le risate; Orto, l’airone storto, che zampettava e poi cadeva con tutti che si divertivano a vedere le sue piume che svolazzavano ovunque; Borsa, la macchinina da corsa, che per fare un metro ci metteva mezz’ora, e tutti a sbadigliare per l’attesa, ma lo sbadiglio si trasformava sempre in risate. E tante altre cose malfatte che vivevano da Lina la cantina e che si univano alla festa. Per esempio c’era anche Lella la padella, che ogni volta che l’avevano messa sui fornelli, lei era saltata via per il bruciore ed era scappata sotto la cucina! Anche lei era nata un po’ storta, ed era finita in quella cantina.

E così fu che ogni notte quelle strane cose nate storte si trovavano a fare festa, e non erano più sole né tristi. Feste dopo feste, risate dopo risate, tutte quelle cose storte si dimeticarono di essere storte, e vissero felici.

Ma un brutto giorno, ed era in pieno giorno e non di notte, arrivarono degli uomini grossi e forti, con dei ruvidi guanti nelle mani. I padroni delle case davano ordini: “Portate via tutta questa robaccia!”, ordinarono con voce acida. Gigetti i lucchetti furono aperti, e tutte le cose che abitavano Lina la cantina furono caricate su un camion e portate via, furono portate in un orribile posto dove furono distrutte. Quel luogo si chiama discarica, è il cimitero degli oggetti che gli uomini usano e poi buttano.

Pina la biciclettina, Orto l’airone storto, Trucciolo il cucciolo che faceva miao miao, Borsa la macchinina da corsa che aveva paura di andare forte, Lella la padella che si bruciava sui fornelli, si dissero un ultimo addio, e non si videro mai più. Furono distrutti. Non erano utili agli uomini e alle donne, furono distrutti.

Quella notte Lina la cantina e Gigetti i lucchetti erano gelidi di tristezza e di solitudine. Cosa avrebbero fatto senza i loro strani amici ora scomparsi? Non più risate, non più stranezze, non più cose strampalate ma che erano così divertenti. Perché? si chiesero col magone, quello che non è utile agli uomini e alle donne deve essere sempre distrutto? E fu così che Lina la cantina si consultò coi Gigetti. Decisero tutti d’accordo. Senza i loro strani amici non volevano vivere. E Lina diede ordine ai suoi mattoni di sbriciolarsi, diede ordine alle sue porte di spezzarsi, e assieme ai lucchetti Gigetti crollò nel suo cimitero di macerie e polvere. Scomparvero tutti insieme.

La mattina dopo gli uomini e le donne di quella casa trovarono una voragine nera e buia al posto di Lina la cantina, e rimasero sbalorditi. Ma di che si meravigliavano? La voragine nera era dentro di loro, brutta gente incapace di capire chi è un po' strano, chi è diverso, o buffo, o imbranato, ma lo stesso degno di essere amato. No, loro, sta brutta gente, non capivano questo, e rimasero a bocca aperta davanti a quella voragine. Poveracci…

… dei poveracci che in tutta la loro vita non si erano mai voluti bene come invece si volevano bene Pina la biciclettina, Orto l’airone storto, Trucciolo il cucciolo, Borsa la macchinina da corsa, Lella la padella, Lina la cantina e Gigetti i lucchetti. Loro sì che si amavano, storti com’erano, buffi com’erano. Si volevano bene per ciò che erano, ed è questo quello che conta, bambini. Ricordatelo.

(NOTA: tutte le favole di Barnard sono di sua invenzione esclusiva e coperte da Copyright)

 


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