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ULTIMO DI UNA LUNGA SERIE: NERA LA STORIA DELLA ‘SCATOLA NERA’ (e Mosler)

 

Si parla molto di scatola nera di sti giorni, visto quello che è successo all’aereo tedesco sulle alpi. Già, la scatola nera ha una storia… piuttosto nera, cioè, come il sottoscritto nel suo piccolo sta da anni sperimentando sulla sua pelle, è una storia di ladri di idee, di copioni che rubano il tuo lavoro e non ti citano, insomma, la solita storia, la solita umanità.

Nel 1957 un chimico australiano di nome David Warren, che lavorava in un laboratorio di chimica aeronautica, ebbe l’idea: “Se potessimo registrare la voce del pilota in un aereo che precipita, sapremmo con molta precisione cosa ha causato la tragedia, e migliorare i difetti di sicurezza”. Si mise al lavoro, nonostante i dirigenti della sua azienda gli avessero proibito di “perdere tempo con idee cretine”. E costruì la prima scatola nera della Storia. Tornò dai suoi dirigenti e gliela illustrò… immaginate: richiami disciplinari, scorno, risatine.

Jenny Warren, figlia di sto genio, ricorda oggi la frustrazione di suo padre, tanta, già a quel punto. Ma le cose andarono anche peggio.

Nel 1958, per puro caso, fu invitato in Gran Bretagna a mostrare questa sua strana idea. Il buon David ci andò, con quel tocco d’ingenuità dell’uomo buono che era. Mostrò e spiegò tutto, ricevette un mucchio di lodi e applausi e sorrisi. Durante il viaggio di ritorno si fermò in Canada e USA, per altre dimostrazioni tecniche, e sempre sorrisi di gente che intanto si fregava le mani dietro la schiena. Era chiaro, il potenziale commerciale della sua invenzione valeva un tesoro, chi non l’avrebbe capito?

Due anni dopo l’Australia soffre il suo primo tragico disastro aereo nel Queensland, tutti morti. La Suprema Corte australian ordinò a quel punto che tutti gli aerei fossero equipaggiati con una scatola nera. David Warren trattenne il respiro per tanto tempo… finché notizia fu che il modello prescelto dal governo era un modello americano scopiazzato da quello di David ma molte peggiore del suo. Chi vi scrive sa come ci si sente, nel suo piccolo.

Bè sono passati tanti anni, centinaia di aziende nel mondo oggi fanno scatole nere guadagnando fortune, e chi si ricorda di David Warren? Risposta? N… (finisce per essuno).

Jenny, la figlia, oggi ci dice che questo scienziato umile e ingenuo morì comunque contento che la sua idea fosse servita per rivoluzionare lo studio dei disastri aerei e di conseguenza per rendere i voli sempre più sicuri. Ma non deve essere stato facile per questo uomo vedersi rapinato intellettualmente, scavalcato, ingannato e dimenticato.

Guardo la foto di questo uomo, e penso che se alla sua epoca avesse trovato un Paolo Barnard che lottava anni per riportare il merito dell’invenzione a lui, per riportare il suo nome in cima alla piramide, per ri-attribuirgli la proprietà intellettuale della sua idea, e tutto questo gratis, bè, non credo che David Warren mi avrebbe mai scritto dopo questo mio sforzo ciò che mi ha scritto l’altro Warren, il piccolo opportunista Mosler, e cioè quel bel calcio in faccia che è stato il suo “Paolo, io e te siamo estranei. Saluti”, datato marzo 2015... Dopo che io ho fatto per Mosler esattamente quanto sopra. Non ci credo. Guardo la foto di David Warren e non ci credo.

Questa è la storia della scatola nera. Istruttiva eh?


 


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